Testimoni della fede: testo su Edith Stein
Ecco il testo su Edith Stein preparato da Piero Bugiani per l'incontro sui testimoni della fede.
EDITH STEIN
Canneto 12 aprile 2010
«Ci inchiniamo profondamente di fronte alla testimonianza della vita e della morte di Edith Stein, illustre figlia di Israele e allo stesso tempo figlia del Carmelo. Suor Teresa Benedetta della Croce, una personalità che porta nella sua intensa vita una sintesi drammatica del nostro secolo, una sintesi ricca di ferite profonde che ancora sanguinano; nello stesso tempo la sintesi di una verità piena al di sopra dell'uomo, in un cuore che rimase così a lungo inquieto e inappagato, fino a quando finalmente trovò pace in Dio» (Giovanni Paolo II, Colonia, 1° maggio 1987, giorno della beatificazione di Edith Stein).
LA VITA
I parte
Nella stessa città dove quindici anni dopo nascerà Dietrich Bonhoeffer, Breslavia (oggi Wroc?aw in Polonia), nel 1891, esattamente il 12 ottobre, vide la luce Edith Stein, undicesima figlia di un commerciante di legname e di una madre che amò particolarmente l’ultima nata perché venuta al mondo nel “giorno dell’espiazione”, che la famiglia – ebrea ortodossa – festeggiava devotamente: nascere per lo Yom Kippur fu interpretato come segno di predilezione di Dio e anticipazione di un particolare destino della bambina.
Nel 1893 muore il capofamiglia e, si legge nel sito ufficiale del Vaticano, «la madre, una donna molto religiosa, solerte e volitiva, veramente un’ammirevole persona, rimasta sola dovette sia accudire alla famiglia sia condurre la grande azienda; non riuscì però a mantenere nei figli una fede vitale. Edith perse la fede in Dio». Apro una breve parentesi: curiosa la notazione che ho evidenziato in corsivo. Un po’ pretesca, tipica di chi non sa cosa sono i figli e pensa che l’educazione sia tutto: in realtà i figli non vengono su come vogliamo noi, non sono piante controllabili, che puoi concimare e potare. Quelli, i figli, crescono secondo variabili – fortunatamente – imprevedibili. Solo chi non fa l’esperienza genitoriale può pensare il contrario. La frase del sito è infelice anche teologicamente, perché minimizza l’intervento divino; per fede, la fede è un dono di Dio...
In piena coscienza e di libera scelta smisi di pregare, scrive l’interessata, che nel 1911 conseguì brillantemente la maturità ed iniziò a studiare germanistica e storia all’Università di Breslavia, malgrado la sua vera passione fosse la filosofia. S’interessava molto anche di questioni riguardanti le donne e fu, come lei stessa affermò, una femminista radicale, membro dell’Associazione Prussiana per il Diritto Femminile al Voto.
Nel 1913 a Gottinga seguì i corsi dell’iniziatore della fenomenologia, il grande filosofo Edmund Husserl, sotto la cui guida si sarebbe in seguito laureata summa cum laude con la tesi Sul Problema dell’Empatia. Ebbe pure come maestro Max Scheler, dalle cui intuizioni originali rimase affascinata; fu lui che le “riaccese lo spirito”, perché riuscì a risvegliare il bisogno religioso, più sopito che spento. Da poco infatti Scheler era tornato al cattolicesimo ed esponeva il suo credo in modo affascinante. Edith non giunse ancora alla fede – anzi si dichiarava apertamente atea – però si vide aprire dinanzi un nuovo ambito di fenomeni, di fronte ai quali non poteva rimanere insensibile. Alla scuola di Husserl infatti aveva imparato a considerare qualsiasi cosa senza preconcetti. Ascoltando Scheler, cadevano le barriere dei pregiudizi razionalistici tra i quali era cresciuta senza saperlo. Afferma lei stessa: Il mondo della fede mi si apriva improvvisamente dinanzi.
Durante la Grande Guerra (1914-1918) sentì che era suo dovere contrastare l’odio con un servizio d’amore. Divenne crocerossina volontaria in un ospedale militare per malattie infettive, in una piccola città della Moravia. Scrisse: Ora non ho più una mia propria vita. Tornò poi alla filosofia con un atteggiamento nuovo: Non la scienza, ma la dedizione della vita ha l'ultima parola! Insomma il conflitto mondiale contribuì ad aprirle gli occhi, la mente e l’anima.
A quest’altezza temporale si situano due episodi molto importanti:
1) A Francoforte notò una popolana con la borsa della spesa che entrò nel Duomo e si soffermò per una breve preghiera. Ciò fu per me qualcosa di completamente nuovo. Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti, che ho frequentato, i credenti si recano alle funzioni. Qui però entrò una persona nella chiesa deserta, come se si recasse ad un intimo colloquio. Non ho mai potuto dimenticare l’accaduto.
2) Un grande amico di Edith, nonché assistente di Husserl a Gottinga, Adolf Reinach, morì in Fiandra nel novembre del 1917. I Reinach erano protestanti. Edith aveva una certo imbarazzo nell’incontrare la giovane vedova. Con molto stupore incontrò una credente. Questo è stato il mio primo incontro con la croce e con la forza divina che trasmette ai suoi portatori ... Fu il momento in cui la mia irreligiosità crollò e Cristo rifulse. Più tardi scriverà: Ciò che non era nei miei piani era nei piani di Dio. In me prende vita la profonda convinzione che – visto dal lato di Dio – non esiste il caso; tutta la mia vita, fino ai minimi particolari, è già tracciata nei piani della provvidenza divina e davanti agli occhi assolutamente veggenti di Dio presenta una correlazione perfettamente compiuta.
PAROLA DEL SIGNORE 1
Leggiamo un versetto per uno
Isaia 55, 1-9.
1 O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte!
2 Perchè spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti!
3 Porgete l’orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete; io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a Davide.
6 Cercate il Signore, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentre è vicino.
7 Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; si converta al Signore che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare.
8 Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, nè le vostre vie sono le mie vie, dice il Signore.
9 Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.
1 Timoteo 2, 3-6 [...]
- Dio, nostro Salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. - - Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato sè stesso come prezzo di riscatto per tutti [...]
Atti degli Apostoli 4, 12
In nessun altro è la salvezza; perchè non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati.
Giovanni 3, 16
Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.
LA VITA
II parte
Edith Stein ritorna in Slesia, a Breslavia. Scrive articoli relativi alla psicologia e alle discipline umanistiche. Legge però anche il Nuovo Testamento, Kierkegaard e gli esercizi di Ignazio di Loyola.
Per necessità di studi prima e per amicizia poi, trascorre lunghi periodi estivi a Bad Bergzabern, nel Palatinato, in casa dei coniugi Conrad-Martius, che si erano convertiti alla fede evangelica. Fu nell’estate del 1921, durante uno di questi soggiorni, che Edith lesse – in una sola notte – la Vita (autobiografia) di santa Teresa d’Avila. Nel chiudere il libro, alle prime luci del mattino, dovette confessare a se stessa: Questa è la Verità!
Ricevette il battesimo qualche mese dopo, il 1° gennaio 1922. Volle e ottenne di avere come madrina l’amica Hedwig Conrad-Martius, la quale era cristiana, come detto, di confessione protestante. Aggiunse a Edith i nomi di Teresa ed Edvige.
Si recò quindi in famiglia, dall’anziana madre Augusta, per rivelarle quanto era avvenuto. Si mise in ginocchio e le disse: Mamma, sono cattolica!. La madre, custode della fede d’Israele, pianse. E pianse anche Edith. Entrambe avvertivano che, pur continuando ad amarsi intensamente, le loro vite si sarebbero separate per sempre. Ciascuna delle due trovò a modo suo, nella propria fede, il coraggio di offrire a Dio il sacrificio richiesto. Hedwig Cornrad Martius, parafrasando il vangelo di Giovanni (I,47), scrisse: "Vedi, due israelite e nessuna è insincera".
Edith lascia il suo lavoro di assistente alla cattedra di Husserl e va a Spira per insegnare presso un istituto di suore domenicane.
Fu san Tommaso - scrive - che mi insegnò come si possa congiungere benissimo lo studio con una vita tutta dedita alla preghiera. Solo dopo averlo compreso, osai darmi di nuovo ai miei studi con una seria applicazione. Credo che anzi, quanto più profondamente uno viene attirato da Dio, tanto più deve uscire da se stesso, anche in questo senso.
Esemplare di questa convinzione fu lo studio che dedicò, nel 1929, al maestro Husserl, nel suo settantesimo compleanno: La fenomenologia di Husserl e la filosofia di san Tommaso. Contemporaneamente iniziava i cicli di Conferenze culturali per la promozione della donna. Afferma con vigore: Durante il periodo immediatamente prima e anche per molto tempo dopo la mia conversione ... credevo che condurre una vita religiosa significasse rinunciare a tutte le cose terrene e vivere solo nel pensiero di Dio. Gradualmente però mi sono resa conto che questo mondo richiede ben altro da noi ... io credo persino: più uno si sente attirato da Dio e più deve "uscire da se stesso", nel senso di rivolgersi al mondo per portarvi una divina ragione di vivere.
Tre anni dopo, nel 1932, lasciò Spira per rivolgersi ancora completamente agli studi filosofici; entrò come docente all’Accademia pedagogica di Münster.
INTERMEZZO
Riflessione personale.
Edith Stein è stata davvero una grande figura, in evidente anticipo sui tempi. Femminista, studiosa, donna di chiesa: al pari del concittadino Bonhoeffer, ha visto il mondo a 360 gradi, senza paraocchi, né pregiudizi, senza la pesante saccenteria di certi saggi laici o laicisti, né la stucchevole sentenziosità di troppi religiosi, che – pur ignorando nella sostanza la realtà circostante – si ergono a giudici, maestri e consiglieri. Troppe volte in tanti ambienti ecclesiastici si avverte ancora oggi l’intolleranza per la cultura, per il sapere umano; sempre con la Bibbia in mano [Timeo hominem unius libri ovvero “diffido di chi si limita ad una sola fonte di conoscenza”: è una famosa locuzione attribuita a san Tommaso], il bravo integralista ha la risposta a ogni quesito umano, è in particolare esegeta di sventure: ti viene un tumore? ti naufraga il matrimonio? un incidente ti rende handicappato? Grazie alle Scritture, di cui si reputa unico interprete, lui ti spiega tutto, perché ...i suoi pensieri (così...pensa) in fondo sono i pensieri di Dio...
Chi legge Edith Stein, chi conosce la sua vita sta sul versante opposto: la conoscenza e il sapere sono due capisaldi della vita umana, la cultura dilata la nostra capacità di discernimento e ci rende meno simili alle bestie. Conoscere significa anche allontanarsi dalle soluzioni facili (specie da quelle in cui sarebbe facile metterci in mezzo Dio), conoscere significa pure sofferenza (beata ignoranza non è soltanto un modo di dire): ma è questa la strada per essere uomini e donne per intero, dato che – appunto – non siamo fatti per vivere come bruti. Conoscere significa pure ammettere che dinanzi a certe grandi questioni dell’esistenza (in positivo o in negativo) non abbiamo risposte: perché ci si innamora? perché qualcuna ci fa battere il cuore e un’altra no? perché ci si ammala? perché si muore giovani? Non ci è dato di saperlo: lasciateci gioire e soffrire, non dateci spiegazioni!
Chi legge Edith Stein rifugge da un altro integralismo: quello di dare un giudizio ultimo su tutti e tutto avendo come categoria unica la religione. È un fondamentalismo dantesco, medievale, duro da estirpare, fortunatamente in declino ma tenace: è quello che induce a valutare ogni creazione e azione dell’uomo in base alla fede di quest’ultimo. E di conseguenza il talento di – che so – un regista cinematografico, di uno scrittore, un pittore saranno determinati e stimati in base alla loro appartenenza o meno alla chiesa o, peggio ancora, in base alla loro obbedienza alle gerarchie eccelsiastiche. Per cui, per esempio, se un artista ha qualcosa da ridire sull’operato di un pontefice, il bravo integralista (giornalista, critico o l’immancabile politico) lo stroncherà in toto, indipendentemente dalla sua perizia artistica. Invece – è così banale e ovvio ricordarlo – il genio, il talento s’insinuano in chiunque, nel criminale e nell’assassino (mai visto Caravaggio?), nel perfido e nello scellerato (mai letto Céline?), come nel buono e nell’onesto e così via.
Chi legge Edith Stein si vaccina contro ogni meschineria, compresa quella che fa sorridere di commiserazione coloro che – ritenendosi superiori, avendo dalla loro la presunta scienza e la presunta ragione – scherniscono i fedeli e i credenti di ogni religione.
Il fatto è che imitare Edith è difficile; tanto è semplice e liberante ripercorrere la sua opera e la sua biografia, quanto è faticoso ricalcarne le orme nella vita di ogni giorno
PAROLA DEL SIGNORE 2
Riprendiamo da Isaia, un versetto per uno
Isaia 55, 10-13.
10 Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare
11 così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata.
12 Voi dunque partirete con gioia, sarete condotti in pace. I monti e i colli davanti a voi?eromperanno in grida di gioia?e tutti gli alberi dei campi batteranno le mani.
13 Invece di spine cresceranno cipressi, invece di ortiche cresceranno mirti; ciò sarà a gloria del Signore, un segno eterno che non scomparirà.
Atti degli Apostoli 16, 31 Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato.
Romani 1, 16-17
16 il Vangelo è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco.
17 È in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrà mediante la fede.
LA VITA
III parte
Edith tenta nuovamente di ottenere l’abilitazione alla libera docenza a Breslavia e Friburgo. Invano, perché era donna e perché era ebrea. Dà allora forma ad un’opera sui principali concetti di Tommaso d’Aquino (del quale traduce in tedesco il De veritate): più tardi farà di questo saggio la sua opera maggiore elaborandolo sotto il titolo Endliches und ewiges Sein (“Essere finito ed Essere eterno”), ma il libro uscirà solo postumo. Giungiamo al fatidico 1933: con l’ascesa al potere di Hitler, fu promulgata la legge della discriminazione razziale e la Stein, per via del “paragrafo ariano” di cui abbiamo parlato trattando di Bonhoeffer, dovette lasciare l’insegnamento a Münster. Avevo già sentito prima delle severe misure contro gli ebrei. Ma ora cominciai improvvisamente a capire che Dio aveva posto ancora una volta pesantemente la Sua mano sul Suo popolo e che il destino di questo popolo era anche il mio destino.
Il 12 aprile 1933, alcune settimane dopo l’insediamento di Hitler al cancellierato, Edith Stein scrisse, invano, a Roma per chiedere a papa Pio XI e al suo segretario di Stato – il cardinale Pacelli, già nunzio apostolico in Germania e futuro papa Pio XII - di non tacere più e di denunciare le prime persecuzioni contro gli ebrei.
Se qui non posso continuare, in Germania non ci sono più possibilità per me, perché, così aggiunge, sono divenuta una straniera nel mondo.Entrò nel convento Carmelitano a Colonia nel 1934 e prese il nome di Teresa Benedetta della Croce. Il 14 settembre del 1936 muore a Breslavia la madre di Edith, che annota:
Fino all'ultimo momento mia madre è rimasta fedele alla sua religione. Ma poiché la sua fede e la sua ferma fiducia nel suo Dio ... fu l’ultima cosa che rimase viva nella sua agonia, ho fiducia che abbia trovato un giudice molto clemente e che ora è la mia più fedele assistente, in modo che anch'io possa arrivare alla meta.Nella notte di capodanno del 1938 attraversa il confine con l’Olanda e giunge nel monastero delle Carmelitane di Echt. Lì il 9 giugno 1939 stila, con impressionante preveggenza, il suo testamento:
Già ora accetto con gioia, in completa sottomissione e secondo la Sua santissima volontà, la morte che Iddio mi ha destinato. Io prego il Signore che accetti la mia vita e la mia morte ... in modo che il Signore venga riconosciuto dai Suoi e che il Suo regno venga in tutta la sua magnificenza per la salvezza della Germania e la pace del mondo...Il 2 agosto del 1942 a Echt arriva la Gestapo. Edith Stein si trova nella cappella, insieme alle altre monache. Nel giro di cinque minuti deve presentarsi, insieme a sua sorella Rosa che si era battezzata nella Chiesa cattolica e prestava servizio nel medesimo Carmelo. Le ultime parole di Edith Stein che si odono sono rivolte a Rosa:
Vieni, andiamo per il nostro popolo.Vennero internate presso il campo di transito di Westerbork prima di essere trasportate al campo di concentramento di Auschwitz, dove furono uccise nelle camere a gas il 9 agosto 1942.
Si legge in rete:
Con la sua beatificazione nel Duomo di Colonia da parte di papa Giovanni Paolo II, il 1º maggio del 1987, la Chiesa cattolica volle onorare, per esprimerlo con le parole dello stesso Pontefice, "una figlia d'Israele, che durante le persecuzioni dei nazisti è rimasta unita con fede ed amore al Signore Crocifisso, Gesù Cristo, quale cattolica ed al suo popolo quale ebrea".
La decisa volontà di Giovanni Paolo II - che in gioventù era appartenuto a quella componente del cattolicesimo polacco che aveva ereditato dalla dominazione austriaca di Cracovia le tradizioni di tolleranza asburgica verso la minoranza ebraica, e che indicò sempre lo sterminio antisemita come un abisso dell'umanità - sormontò anche l'ostacolo canonico a dichiararla santa, cioè la ricerca di un miracolo compiuto in vita ovvero la dichiarazione del martirio per la fede. Con l'affermazione che la persecuzione subita nel campo di sterminio - che portò alla sua morte - era patita per la sua testimonianza della fede (affermazione dalle conseguenze teoriche assai ampie, sulla natura anticristiana del nazismo e sul fatto che si può affermare la fede cattolica anche rifiutando di sottrarsi ad una persecuzione razziale), Edith Stein fu canonizzata dallo stesso Giovanni Paolo II l'11 ottobre 1998 e nominata compatrona d'Europa.
PAROLA DEL SIGNORE 3
Salmo 9 2 Loderò il Signore con tutto il cuore e annunzierò tutte le tue meraviglie. 3 Gioisco in te ed esulto,canto inni al tuo nome, o Altissimo. 4 Mentre i miei nemici retrocedono, davanti a te inciampano e periscono 5 perché hai sostenuto il mio diritto e la mia causa; siedi in trono giudice giusto. Romani 10, 9-13 9 Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. 10 Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. 11 Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso.
12 Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, immensamente generoso verso tutti quelli che l’invocano.
13 Infatti:
Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.PENSIERI
1. RIPOSO IN DIO "Esiste uno stato di riposo in Dio, di totale sospensione di ogni attività della mente, nel quale non si possono più tracciare piani, né prendere decisioni, e nemmeno far nulla, ma in cui, consegnato tutto il proprio avvenire alla volontà divina, ci si abbandona al proprio destino. Questo stato un poco io l'ho provato, in seguito a un'esperienza che, oltrepassando le mie forze, consumò totalmente le mie energie spirituali e mi tolse ogni possibilità di azione. Paragonato all'arresto di attività per mancanza di slancio vitale, il riposo in Dio è qualcosa di completamente nuovo e irriducibile. Prima, era il silenzio della morte. Al suo posto subentra un senso di intima sicurezza, di liberazione da tutto ciò che è preoccupazione, obbligo, responsabilità riguardo all'agire. E mentre mi abbandono a questo sentimento, a poco a poco una vita nuova comincia a colmarmi e - senza alcuna tensione della mia volontà - a spingermi verso nuove realizzazioni. Questo afflusso vitale sembra sgorgare da un'attività e da una forza che non è la mia e che, senza fare alla mia alcuna violenza, diventa attiva in me. Il solo presupposto necessario a una tale rinascita spirituale sembra essere quella capacità passiva di accoglienza che si trova al fondo della struttura della persona". 2. Nella pace contemplativa della sua cella di carmelitana, Edith sperimenta personalmente cosa significa afferrare Dio nella fede, senza vederlo né possederlo, in quanto già ne siamo stati afferrati per grazia. Questa profonda "oscurità della fede" le fa intuire, al di là dei sensi e della ragione, la chiarezza di Dio verso il quale è incamminata.
E' l'esperienza della "notte", di cui tratta il dottore mistico San Giovanni della Croce.
"Ma poiché il cammino nelle tenebre ci diventa difficile, ogni raggio di luce che scende nella notte, come un primo messaggero della chiarezza futura, costituisce un aiuto inestimabile per non smarrirsi. E anche la piccola luce della ragione naturale può rendere dei servizi apprezzabili".Chiarita la funzione della filosofia, Edith Stein si interroga sull'essere dell'io, cioè l'essere finito, in relazione all'Essere eterno.
"Da dove viene questo essere che la persona sperimenta come ricevuto? ll mio essere, per quanto riguarda il modo in cui lo trovo dato e per come vi ritrovo me stesso, è un essere inconsistente. Io non sono da me! Da me sono nulla, in ogni attimo mi trovo di fronte al nulla e devo ricevere in dono, attimo per attimo, nuovamente l'essere. Eppure questo essere inconsistente è essere, e io in ogni istante sono in contatto con la pienezza dell'essere. Il divenire e il passare rivelano l'idea dell'essere vero, eternamente immutabile [...] In questo mio essere fugace colgo alcunché di duraturo. [...] E' la dolce beata sicurezza del bambino sorretto da un braccio robusto, sicurezza oggettivamente considerata, non meno ragionevole. O sarebbe ragionevole il bambino che vivesse con il timore continuo che la madre lo lasciasse cadere?... Dio, per bocca dei profeti, mi dice che mi è più fedele del padre e della madre, che egli è lo stesso amore, allora riconosco quanto sia ragionevole la mia fiducia nel braccio che mi sostiene e quanto sia stolto ogni timore di cadere nel nulla, a meno che non mi stacchi io stesso dal braccio che mi sorregge". "L'anima in quanto 'castello interiore', come l'ha chiarito la nostra S.Teresa d'Avila, non è puntiforme come l'io puro, ma è uno spazio, un castello con molte abitazioni, dove l'io si può muovere liberamente, andando ora verso l'esterno, ora ritirandosi sempre più verso l'interno. [...] L'anima non può vivere senza ricevere. Essa si nutre infatti dei contenuti che accoglie spiritualmente, vivendoli".3.
DONNA. "Il modo di pensare della donna, i suoi interessi, sono orientati verso ciò che è vivo, personale, verso l'oggetto considerato come un tutto. Proteggere, custodire, tutelare, nutrire, far crescere: questi sono gli intimi bisogni di una donna che sia veramente adulta. Sono bisogni materni! Ciò che non ha vita, la cosa, la interessa solo in quanto serve alla persona, non in se stessa".Questo atteggiamento pratico della donna conduce a costatare qualche cosa di simile sul piano teoretico:
"Il modo naturale di conoscere della donna non è tanto concettuale, quanto piuttosto contemplativo e sperimentale, orientato verso il concreto". "Che la donna sia in grado di esercitare altre professioni oltre a quella di sposa e di madre, lo ha potuto negare solo chi era 'cieco' di fronte alla realtà! Nessuna donna è solo donna: ciascuna ha le proprie inclinazioni e i propri talenti naturali, come gli uomini. E questi talenti la rendono atta alle varie professioni di carattere artistico, scientifico, tecnico. In linea di massima, la disposizione individuale può orientare di preferenza verso qualsiasi campo, anche verso quelli che sono per sé lontani dalle caratteristiche femminili. [...] Ma se di queste cose si vuol parlare nel senso pieno del termine, è necessario che siano professioni i cui compiti oggettivi siano confacenti alle particolari caratteristiche della femminilità".| Allegato | Dimensione |
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