NOVENA DI NATALE
Testo della Veglia di Natale
Canneto, Martedì 21 Dicembre 2010 ore 21.15
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VEGLIA DI NATALE: “LA SOBRIETA’ DIMENTICATA”
Canto:Beati quelli che poveri sono
Nel buio di una notte, nella povertà di una stalla, si realizza la promessa di Dio. Il Salvatore del mondo si è fatto uomo, si è fatto bambino per ridarci la dignità di figli.
Oggi come allora, Dio sceglie di abitare in mezzo a noi…
Signore abbiamo bisogno di te e attendiamo la tua venuta. Come dice Isaia, al Messia che viene bisogna preparare la strada, spianare le montagne, colmare le valli… liberare il cuore e la mente dalle preoccupazioni, dalla schiavitù dell’egoismo che ci fa pensare solo a noi stessi, ai nostri bisogni… dimenticando chi ci sta accanto e ha bisogno di un sorriso.
1° MOMENTO: LA CONDIVISONE
Dal Vangelo di Luca 21, 1-4:
Poi, alzati gli occhi, Gesù vide dei ricchi che mettevano i loro doni nella cassa delle offerte. Vide anche una vedova poveretta che vi metteva due spiccioli; e disse: «In verità vi dico che questa povera vedova ha messo più di tutti; perché tutti costoro hanno messo nelle offerte del loro superfluo; ma lei vi ha messo del suo necessario, tutto quello che aveva per vivere».
Perché Gesù ci presenta questa parabola? Ci chiede forse di rinunciare a tutto, di spogliarci di ogni bene materiale?
Questa donna poi sembra un’autentica irresponsabile: che cosa avrebbe mai fatto il giorno dopo? Come avrebbe mangiato? Avrebbe costretto qualcun altro ad occuparsi di lei?….
Inoltre potrebbe sorgere un’obiezione: “Per condividere bisogna pur possedere
qualcosa: case, beni, vestiti, cibo, denaro. È necessario guadagnare per noi stessi, per i nostri cari e per poter fare del bene”.
Ma fino a che punto condividere? E ancora, quale è lo stile di vita che rispetta la giusta misura?
In realtà la condivisione totale richiesta non è solo quella dei beni materiali, ma anche quella dei beni, per così dire, immateriali, ossia morali e spirituali: il nostro tempo, la nostra intelligenza, la nostra compagnia, le nostre riflessioni, il nostro sapere, la nostra persona. Sì, perché per donare davvero, occorre arrivare a donare se stessi. Siamo interpellati nella nostra libertà e responsabilità fino in fondo, fino alla questione del bene che possiamo compiere, cioè alla questione morale. (Card. L.Tettamanzi)
Signore, fa’ di noi uno strumento della tua pace:
dove prevale l'egoismo, che portiamo amore,
dove c’è un’esagerata ricchezza, che portiamo sobrietà,
dove c’è il denaro al primo posto, che portiamo libertà dalle cose,
dove c’è scoraggiamento, che portiamo fiducia,
dove c'è sofferenza, che portiamo consolazione,
dove c'è solitudine, che portiamo compagnia,
dove c’è tristezza, che portiamo gioia,
dove c'è disperazione, che portiamo speranza.
Gesù, fa' che non cerchiamo tanto di accumulare, quanto di donare,
non ci accontentiamo di godere da soli, ma sappiamo condividere.
Perché c'è più gioia nel dare che nel ricevere,
nel perdonare che nel tenere rancore,
nel servire che nel dominare.
Così costruiremo insieme una società più sobria, solidale e fraterna. Amen
Canto: Ogni uomo semplice
2° MOMENTO: GUARDARSI DALL’AVARIZIA
Dal Vangelo di Luca Cap.12
Poi disse ai suoi discepoli: «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo, di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito……..
Anche voi non state a cercare che cosa mangerete e che cosa berrete, e non state in ansia! Perché è la gente del mondo che ricerca tutte queste cose; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in più…….
La sobrietà, tanto spesso dimenticata, ha a che vedere con molti aspetti della nostra vita. Per prima cosa ci consente di guardarci dall’avarizia.
Bisogna guardarsi dalla cupidigia dei beni, materiali o meno: l’avaro teme che gli portino via il forziere e quindi si chiude tutto solo a rimirare le sue ricchezze, ma non ne trae gioia, resta solo, isolato dal contesto umano…..
Certo bisogna guardarsi dall’avarizia dei beni, ma soprattutto bisogna guardarsi dall’avarizia di sé, quella che ci impedisce di guardare ai beni con un occhio libero e limpido e che ci trattiene dal condividere davvero, come invece ha fatto la vedova al tempio.
La sobrietà non può mai essere fine a se stessa, rischia di trasformarsi in avarizia; persino certe forme ostentate di povertà da parte di alcuni cristiani, se non portano ad una condivisione vera, sono pura e semplice avarizia, uno dei peggiori peccati, uno dei vizi capitali!
La sobrietà non è un assoluto, non è qualcosa da perseguire in sé e per sé: essa è per. È per essere liberi dall’assolutizzazione dei beni e del loro consumo; è per guardare con libertà a chi mi sta vicino; è per non possedere l’altro come una cosa; è per condividere con chi non ha; è per non chiudermi nella pretesa della mia intelligenza, del mio sapere.
Gesù disse: “Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona".
Quello che non ho
è una camicia bianca
quello che non ho è un segreto in banca
quello che non ho sono le tue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.
Quello che non ho è di farla franca
quello che non ho è quel che non mi manca
quello che non ho sono le tue parole
per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole.
Quello che non ho è un orologio avanti
per correre più in fretta e avervi più distanti
quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono partito.
Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro
quello che non ho è un pranzo di lavoro
quello che non ho è questa prateria
per correre più forte della malinconia.
Quello che non ho sono le mani in pasta
quello che non ho è un indirizzo in tasca
quello che non ho sei tu dalla mia parte
quello che non ho è di fregarti a carte.
Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è di farla franca
quello che non ho sono le sue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole. (F. Dé Andre' – M. Bubbola)
Canto: Grandi cose
3° MOMENTO: LA SOBRIETA’ CONDUCE ALLA SOLIDARIETA’
“Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio?” (1 Gv 3,17).
“Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e… non date loro il necessario per il corpo, a che serve la fede? Se la fede non è seguita dalle opere, in se stessa è morta” (Gc 2,16-17).
Avere di più, per i popoli, come per le persone, non è dunque lo scopo ultimo. Ogni crescita è ambivalente. Necessaria onde permettere all’uomo di essere più uomo, essa lo rinserra come in una prigione, quando diventa il bene supremo che impedisce di guardare oltre. Allora i cuori s’induriscono e gli spiriti si chiudono, gli uomini non si incontrano più per amicizia ma solo spinti dall’interesse” (Paolo VI, Populorum Progressio n.19)
Cambiare il nostro modo di vivere, produrre e consumare
L’amore per l’uomo, in primo luogo per il povero nel quale la chiesa vede Cristo, si fa concreto nella promozione della giustizia. Ciò sarà possibile non solo attingendo al superfluo, che il nostro mondo produce in abbondanza, ma soprattutto cambiando gli stili di vita, i modelli di produzione di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono la società” (Giovanni Paolo II, Centesimus Annus n.58).
Immagino la sobrietà come una via privilegiata che ci conduce alla solidarietà, alla condivisione vera e concreta, alla condivisione del pane. E per “pane” intendo tutto ciò è necessario per vivere, per vivere secondo la dignità umana.
Mi piacerebbe che tornassimo ad usare con libertà e abbondanza la parola solidarietà, senza però logorarla. In passato ne abbiamo forse abusato, oggi essa sembra scomparsa dal nostro vocabolario, è caduta in disuso, dà persino fastidio. E se ne parliamo, lo facciamo per “categorie”, come se la solidarietà avesse valore per alcuni e
non per altri. Ma, in realtà, i poveri sono i poveri: non sono diversi a seconda del colore della pelle! E i bambini sono i bambini: non sono diversi a seconda delle provenienze dei genitori e delle loro condizioni sociali ed economiche…. (Card. L. Tettamanzi)
Preghiamo:
C’è qualcuno – e io lo so – seduto sui marciapiedi della mia città, che aspetta me, o Signore, che da me si aspetta un gesto di carità, per chiedermi anche solo una briciola di quello che ho, di quello che posso, di quello che sono.
È uno sfrattato da casa che cerca ospitalità.
È un fuoriuscito dalla sua terra in cerca di libertà.
È un nomade sconosciuto che cerca un pezzo di pane.
È il ragazzo che a scuola è rimasto indietro.
È un giovane che da certi tunnel non riesce più ad uscire.
È una donna che piange perché è stata maltrattata.
È una mamma che ha smesso di vivere perché le è morto un figlio.
È un padre a brandelli perché non trova lavoro.
È un vecchio che cerca la forza di una mano per essere sorretto.
È la vicina di casa che sta sola e oggi non ha ancora aperto le finestre.
Che vale la mia veglia di questa sera, Signore, che vale questo Avvento che inizia, questo Natale vicino, se io gli passo accanto e tiro diritto pensando solo a me stesso?
Che vale il mio battesimo, se io non condivido la sua pena?
Che vale la mia comunione con te, se io non entro in comunione con lui?
Che vale, o Signore, la mia fede, se io non so aiutarlo perché possa anche lui cominciare a sorridere alla vita?
Canto: Te al centro del mio cuore
4° MOMENTO: SOBRIETA’ VERA RICCHEZZA
La sobrietà anima la condivisione, ci apre all’accoglienza, ci rende quindi più ricchi. Ma di quale ricchezza? Scrive Sant’Ambreogio, in una lettera a Simpliciano, a proposito dell’uomo del cuore:
“Veramente ricco è chi può apparire ricco davanti a Dio, davanti al quale la terra è ristretta, lo stesso universo è angusto. Ma Dio conosce solo quel ricco che è ricco per l’eternità, che mette da parte i frutti non dei beni materiali, ma delle virtù.”
Dal Vangelo di Matteo Cap.6
'Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano. Perché dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore.'
Preghiamo insieme:
Io sto cercando un tesoro e in esso desidero porre il mio cuore
Là dove è il tuo tesoro sarà anche il tuo cuore (Mt.6,21)
Desidero le ricchezze quelle vere, e con esse, cerco la ricchezza di un Cuore
Tutto ciò che possiedo non basta.
La mia vita deve correre verso qualcuno
Mentre Gesù andava per la strada un tale gli corse incontro..
E’ normale, ormai, vedere uomini che corrono
Corrono con le preoccupazioni e le angosce
Una meta… forse ce l’hanno… o forse è un vuoto?
Si può andare da qualche parte se c’è il vuoto?
Anche il vuoto più intimo può essere “fede”, davanti a Dio deserto che chiama (R.Guardini)
Anch’io corro
Ma verso dove?
Una sola cosa ti manca…Va vendi quello che hai e dallo ai poveri ed avrai un tesoro in cielo (Luca 12,33)
Vendi ciò che hai:l’intelligenza, i sentimenti, il cuore….
Ecco mi metto a disposizione degli altri…
Posso donarmi, dare, nella libertà vera nella quotidianità..
Diventare ricco, trovare un tesoro e in esso riporre il mio cuore….
….fatevi delle borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nel cielo, dove ladro non si avvicina e tignola non rode…. (Luca 12,33)
Chi vive la sobrietà è l’uomo veramente ricco.
Il mondo può pensare che lui sia in perdita, ma il mucchio del suo frumento al momento giusto sarà collocato nei granai del cielo.
PREGHIERA FINALE
Signore,
rendici uomini liberi
dal desiderio di possedere cose:
di possedere cose:
esse non ci renderanno migliori.
Signore
rendici uomini liberi
dal desiderio di possedere potere:
esso non ci farà più forti.
Signore,
rendici uomini liberi
dal desiderio di possedere denari:
essi non ci porteranno ricchezza,
ma ci bruceranno il cuore, la mente, le mani.
Signore,
rendici uomini liberi
nelle profondità del nostro cuore,
nell’acutezza della nostra mente,
nelle azioni che, ogni giorno, compiamo.
Signore, rendici capaci di sobrietà,
condivisione, accoglienza.
E aiutaci a fare ordine
nelle nostre passioni.
Fa’ che ci riconoscano
dallo spezzare del pane,
dalla condivisione del sapere,
dall’ardore del nostro cuore,
dalla nostra ricerca della giustizia,
dal nostro dare tutto,
come la vedova al tempio,
tutto, senza calcoli,
con gioia,
con dedizione intensa e totale. (Card.L.Tettamanzi)
Canto: MA NATALE NON E'
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