Beati gli operatori di pace: Dag Hammarskjold
3° incontro del ciclo "Le Beatitudini di ogni giorno", lunedì 7 Febbraio, ore 21.15, Canneto.
(Testo scritto da Piero Bugiani.)
Premio Nobel per la pace, Segretario delle Nazioni Unite
Quando è arrivato via email il Comunicando su questo terzo incontro sulle Beatitudini e si è letto che l'operatore di pace di cui ci saremmo interessati sarebbe stato Dag Hammarskjöld, molti avranno esclamato: chi? chi è questo sconosciuto? Errore di stampa?
No, Hammarskjöld (pronuncia, più o meno: Hammarsciold) è stato veramente un uomo straordinario, che ha unito una fede cristallina a un agire esemplare
BREVE BIOGRAFIA
Dag Hammarskjöld nasce a Jönköping in Svezia il 29 luglio 1905, ultimo di quattro figli, da Hjalmar e Agnes Almqvist. Il padre è un vecchio luterano, rigidamente ancorato al senso del dovere e alla responsabilità personale; la madre, anch'essa luterana, è donna di fede e di amore, fervida ed entusiasta, ottimista per natura. Dag Hammarskjöld trascorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza seguendo gli spostamenti del padre, uomo politico svedese. Compiuti gli studi universitari in modo brillante sia in letteratura che in economia, nel 1930 entra alle dipendenze del ministero delle Finanze; nel 1941 diventa presidente della Banca Nazionale di Svezia, incarico che terrà fino al 1948 per entrare poi al Ministero degli Esteri. Il 7 aprile 1953 viene eletto Segretario generale dell’ONU: in quel periodo di «guerra fredda» tra i due blocchi USA e URSS, si cercava una figura il più possibile neutrale. Sotto il suo mandato, riconfermato poi nel 1958, si verificano tre grandi crisi internazionali [Pechino 1954; Suez 1956; Congo 1960] e un evento tragico [rivolta di Budapest 1956]. È sotto il suo mandato che la figura del segretario generale delle Nazioni Unite assume un ruolo di primo piano nello scacchiere internazionale (non più dunque solo un ruolo amministrativo). Grazie alla sua esemplarità e alla sua forza di dialogo, riuscì a far liberare gli undici aviatori presi in ostaggio dai cinesi nel 1954; poi risolse la crisi del canale di Suez, dopo pazienti trattative con Francia, Inghilterra e Israele, inviando le prime truppe dei «caschi blu» a sorvegliare la zona; infine cercò di districare l’ingarbugliata matassa del Congo (oggi Zaire), dove confluivano interessi degli USA, dell’URSS, dell’Europa (Belgio). Muore il 17 settembre 1961 in un incidente aereo – con ogni probabilità un sabotaggio – nel corso di una missione per risolvere la crisi congolese. Nello stesso anno gli viene attribuito il Premio Nobel per la Pace, alla memoria.
Tra gli scritti di Hammarskjöld, nella sua abitazione di New York venne ritrovato un piccolo manoscritto, che in italiano è stato pubblicato recentemente con il titolo Tracce di cammino dalla casa editrice del monastero di Bose, Qiqajon (15 €).
FU COSÌ
E vengo spinto oltre,
verso una terra sconosciuta.
Il terreno si fa più duro
l’aria più fredda e pungente.
Le corde dell’attesa
vibrano
mosse dal vento
della mia meta ignota.
Con mille altre domande
giungerò là
dove la vita si spegne…
semplice, chiara nota,
nel silenzio.
Sorridente, sincero, incorruttibile…
il corpo domato e libero.
Un uomo divenuto quel che poteva,
che fu quel che fu,
sempre disposto a raccogliere tutto
in un semplice sacrificio.
Domani ci incontreremo,
la morte e io…
Immergerà la sua spada in un uomo che veglia.
Ma come brucia il ricordo di ogni attimo sperperato invano.
1956
Sia santificato il tuo nome
non il mio,
Venga il tuo regno
non il mio,
Sia fatta la tua volontà
non la mia,
Donaci pace con Te
pace con gli uomini
pace con noi stessi
e liberaci da ogni timore.
Mi trasse fuori in un luogo di libertà: mi trasse fuori perché mi vuol bene.
Il Signore mi tratterà secondo la mia rettitudine: secondo la purezza delle mie mani mi compenserà.
Perché presso di te è il perdono: perciò sarai temuto.
Frequentemente Hammarskjöld commenta le preghiere cristiane e i passi dei Vangeli. Qui ci troviamo di fronte a una glossa che riecheggia l’Imitazione di Cristo (Laudetur nomen tuum, non meum; benedicatur nomen sanctum tuum, non meum. Nihil autem attribuatur mihi de laudibus hominum: «Sia lodato il tuo nome, non il mio; sia benedetto il tuo nome santo, non il mio; e a me non sia data lode alcuna da parte degli uomini», III,40,2).
CHI ERA DAG?
Ciò che sappiamo sulla sua persona si deve principalmente al suo diario pubblicato postumo. Dag lo aveva scritto indubbiamente per sé e non per altri: rappresentava il resoconto dei rapporti con se stesso e con Dio, e l’unico scopo era quello di fissare attraverso di esso le pietre miliari del suo cammino spirituale. Grazie a quelle pagine oggi noi abbiamo la possibilità di conoscere il suo ritratto più autentico. Così si scopre che Hammarskjöld, descritto come un politico freddo, abile, abituato a lunghe ore di lavoro ininterrotto, era anche un lettore appassionato dei maggiori maestri della spiritualità antica e moderna: San Giovanni della Croce, Maestro Eckhart, Pascal, Martin Buber. Testi che rivelano uno spirito sensibile e intuitivo, ricco di umiltà. Ciò che egli annota ogni giorno concerne infatti interamente la sua vita spirituale. Egli confessa la sua fede in Dio e spiega il significato di questa fede. Ogni pensiero è una riflessione interiore, da cui trapela lo sguardo implacabile e lucidissimo con cui egli sapeva analizzare se stesso. Debolezze, difetti, tentazioni umanissime come l’ambizione e l’orgoglio, li riconosce in sé, li mette sotto una lente di ingrandimento, dandone definizioni brevi, significative e spesso inclementi. Il suo è un viaggio interiore, con meditazioni profonde e analitiche che ci rimandano alle Confessioni di Sant'Agostino: «Quanto più fedelmente porgerai orecchio al tuo interno, tanto meglio udirai quel che ti suona intorno. Solo chi ascolta può parlare».
PENSIERI & PREGHIERE
- Chiedo l’assurdo: che la vita abbia un senso. Mi batto per l’impossibile: che la mia vita ottenga un senso.
- Abbi pietà, Signore, dei nostri sforzi, così che noi, in amore e fede, giustizia e umiltà, possiamo seguirti in disciplina, lealtà e coraggio, e incontrarti, nella quiete. Dacci sensi puri per vederti, sensi umili per udirti, sensi d’amore per servirti, sensi di fede per viverti.
- Oh Signore: Tu, che io non conosco? ma a cui appartengo.?Tu? che io non intendo? ma che hai votato me? al mio destino,?Tu…
Una volta eletto segretario dell'Onu, Hammarskjöld volle che nel Palazzo di vetro ci fosse una sala di meditazione, affinché ognuno potesse avere uno spazio per riflettere e/o pregare.
- Ciascuno di noi si porta dentro un nocciolo di quiete, circondato di silenzio. Questo palazzo, dedicato al lavoro e alla discussione al servizio della pace, deve avere una sala dedicata al silenzio, in senso esteriore e alla quiete in senso interiore. L’obiettivo è stato quello di creare in questa saletta un luogo le cui porte possano essere aperte ai terreni infiniti del pensiero e della preghiera. (….) Secondo un antico detto, il senso di un vaso non è il suo guscio, ma il vuoto. In questa sala è proprio così. La sala è dedicata a coloro che si recano qui per riempire il vuoto, con ciò che riescono a trovare nel loro centro interiore di quiete.
L’interpretazione luterana del lavoro, che è tipica dei paesi del nord Europa, lo portava ad intendere la sua professione come una missione, quasi una vocazione divina. Mistica attiva quella di Hammarskjöld dunque, che si realizza nell’azione e non solo nella contemplazione. La fede per lui non è un’adesione intellettuale bensì un modo di essere, che non può esprimersi se non nella pratica. Una spiritualità vissuta nella solitudine e con riservatezza ma con la convinzione di servire l’uomo.
- La mia vita senza valore per altri è peggio della morte. Quindi, in questa grande solitudine, servire tutti! Quindi: quanto grande è ciò che mi è stato donato e quale nullità ciò che io sacrifico.
Dal giorno in cui disse il suo sì a Dio, infatti, egli interpretò la sua vita in termini di rinuncia personale e sacrificio per il bene degli altri. Da un certo momento in poi quella del «sì» diventa una tematica dominante del diario: sì a Dio, sì al suo destino, sì a se stesso, sì alla vita.
- Non so chi, o che cosa, pose la domanda. Non so quando sia stata posta. Non ricordo che cosa risposi. Ma una volta risposi di sì a Qualcuno o a qualcosa. A quel momento risale la certezza che l’esistenza abbia un senso e che dunque la mia vita, nella sottomissione, abbia un fine. Da quel momento ho saputo che cos’è ‘non volgersi indietro’, ‘non preoccuparsi del domani’.
- Gratitudine e prontezza. (…) Non esitare, quando ti si chiede, di dare tutto ciò che hai… (…) Nella condizione umana è un tradimento non essere e non dare in ogni istante il meglio di sé. Tanto più se gli altri credono in te!
ESSERE STRUMENTI
L’incarico all’Onu avrebbe potuto costituire per lui uno stimolo verso l’affermazione di sé. Ma egli lo reputa come un dono gratuito che ha ricevuto. La sua è l’umiltà dell’uomo grande, che considera la propria attività come una vera e propria missione per gli altri, e se stesso come un mezzo di Dio. In ciò la vita di Hammarskjöld è un esempio di coerenza.
Egli realizza compiutamente la sua scelta di fede. Questa scelta implica la negazione del proprio egocentrismo, e ciò nella sua esperienza personale si traduce nel riserbo, nell’umiltà e nel rifiuto di mettersi in evidenza, frutto di una incessante lotta con se stesso. Contro egoismo e orgoglio si accanisce il suo sguardo interiore: costantemente egli si prefigge la negazione di sé come esigenza fondamentale della propria vita, come condizione del giusto rapporto con Dio: «Con Te: nella negazione di sé, nella fede e nel coraggio».
Sarebbe naturale, per chi ha giocato un ruolo decisivo in questa creazione congratularsi con se stesso. Ma il suo sguardo interiore sempre vigile gli impedisce questo autocompiacimento. Se si compiacesse con se stesso, questo modificherebbe sostanzialmente la sua persona, la sua possibilità di agire nella linea chiaramente stabilita dell’umiltà, dell’esclusione di se stesso dalla propria azione. Per questo combatte contro la tentazione costante della vanità e dell’auto-approvazione: «Fu quando per la prima volta Lucifero si congratulò con se stesso per il suo comportamento angelico, che egli divenne lo strumento del male».
PENSIERI & PREGHIERE
- Rallegrati se hai sentito che quanto facevi era ‘necessario’, ma nota che anche così eri solo lo strumento per Chi con te aggiungeva un granellino alla totalità che andava creando per i Suoi scopi.?
- Guidato nel labirinto della vita dal filo d’Arianna della risposta, ebbi un tempo e un luogo in cui seppi che la via porta a un trionfo che è rovina e a una rovina che è trionfo: seppi che il prezzo del puntare la vita è il vituperio, e che l’elevazione possibile dell’uomo è il colmo dell’umiliazione. Poi la parola coraggio perdette il suo senso, perché nulla mi poteva essere tolto.?Più oltre sulla via imparai, passo per passo, parola per parola che dietro ogni detto dell’eroe dei Vangeli sta un essere umano e l’esperienza di un uomo. Anche dietro la preghiera che il calice gli fosse distolto e dietro la promessa di vuotarlo. Anche dietro ogni parola detta sulla croce.
- Nessuno è realmente umile se non nella fede. Perché le maschere della sua debolezza o del fariseismo non sono il volto nudo dell'umiltà. Nessuno è realmente fiero se non nella fede. Perché le variazioni sul tema della superbia di chi è spiritualmente immaturo non sono fierezza. Umile o fiero nella fede: ciò significa vivere il fatto che in Dio io non sono nulla ma Dio è in me.
- Chi è stato una volta sotto la mano di Dio ha perduto la sua innocenza: lui solo conosce la tremenda forza esplosiva dell’abbandonarsi. Ma quanto è forte in quel raccogliersi, al dì là e al di sopra, che è suo, quando Dio è in lui, perché egli è in Dio. Forte, e libero, perché da parte sua egli non esiste più.
QUALE CRISTIANESIMO?
Dopo quanto s’è detto, non ci può essere dubbio che la conformità di Hammarskjöld a Cristo ha profondi tratti “mistici”, nel senso che è caratterizzata da quella pietà esperienziale, tipica della tradizione sin dall’antichità, che ha sempre cercato l’obiettivo dell’essere cristiano in una unio mystica con Dio. Meister Eckhart, Giovanni della Croce e altri mistici svolgono, in effetti, un ruolo importante in Linea della vita. Hammarskjöld teneva sermpre con sé una copia della Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis. Certamente è scarsa in lui la dimensione ecclesiale, che invece è basilare per i cattolici. Dag si rifaceva piuttosto ai punti cardini del protestantesimo (Sola gratia, sola fide, sola Scriptura...solus Christus). Un cristianesimo adulto, che rimanda alle posizioni di un personaggio che qui a Canneto abbiamo già incontrato, Dietrich Bonhoeffer: vite intimamente radicate nella fede, una fede non esibita, ma profonda, totale. Un rapporto con Dio favorito dalla costante lettura dell'Antico e del Nuovo Testamento, meditate e "ruminate". E una fede, direbbe Bonhoeffer, anch'essa adulta
- Agiamo nella fede, e accadono miracoli. Allora siamo tentati di fare del miracolo il fondamento della fede. Per scontare nostra debolezza con la perdita di fiducia nella fede. La fede è, crea e porta. Non è derivata, né creata, né portata da altro se non dalla sua stessa realtà.
- Prega che la tua solitudine sia spronata a trovare qualcosa per cui vivere… («Qualcosa» ecco di nuovo la parola)… che sia qualcosa di abbastanza grande per cui morire. Oh Signore, Dammi qualcosa per cui morire!
- Non è questo a rendere la solitudine una tortura:?che non vi sia nessuno a dividere il mio fardello; ma quest’altro:?che io abbia solo il mio fardello da portare
- La stanchezza stordisce la sofferenza e invita alla morte, in questo modo puoi essere tentato di vincere la solitudine e invitato a fuggire per sempre dalla vita. Ma non è questo il punto! La morte dovrebbe essere il tuo ultimo dono alla vita, non un suo tradimento
Dio ha un piano per il suo Universo, che non è chiaro ed evidente. Si tratta di entrare in questo piano, di entrare in comunione con Lui, in modo da potersi trovare all’interno del senso delle cose. Ciò ci conduce all’accettazione fiduciosa di qualsiasi evento. È la porta del «sì» alla vita e alla morte, alla sofferenza e alla gioia, all’azione di Dio nella propria vita, al servizio, al dovere, potremmo dire con un altro termine alla vocazione del credente.
CONCLUSIONE
Non è facile trattare il profilo di un uomo schivo, che pure ebbe responsabilità immense in un mondo attraversato da tensioni enormi, sempre al limite della catastrofe atomica (la crisi di Cuba si verificò appena un anno dopo la morte di Hammarskjöld). Sicuramente però questa sua fede salda in Cristo, questo sentirsi un umile strumento in mano del Signore favorì il suo operato sereno, equilibrato. Quella sua flemma nordica, quella apparente imperturbabilità nascondevano un cuore ardente, "vocato" ad agire con inflessibilità e rigore per la pace: affinché venisse il Suo regno (non il nostro.......).
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