Beati i puri di cuore: Anna Frank
Lunedì 2 Maggio 2011, Canneto
Quarto incontro del ciclo "Beatitudini di ogni giorno"
testo preparato da Piero Bugiani e Francesca Magazzini
Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra.
Dobbiamo ricordarci che siamo dei clandestini, che siamo ebrei incatenati, incatenati in un determinato posto, senza diritti ma con mille doveri. Noi ebrei non possiamo far valere i nostri sentimenti, dobbiamo esser forti e coraggiosi, dobbiamo addossarci tutte le scomodità e non mormorare, dobbiamo fare ciò che possiamo e fidare in Dio. Questa maledetta guerra dovrà pur finire, e allora saremo di nuovo uomini, e non soltanto ebrei. Chi ci ha imposto questo? Chi ha fatto di noi ebrei un popolo distinto da tutti gli altri? Chi ci ha fatto tanto soffrire finora? E' stato Iddio che ci ha fatti così, ma sarà anche Iddio che ci eleverà. Se, nonostante tutte queste nostre sofferenze, alla fine restano ancor sempre degli ebrei, vuol dire che un giorno gli ebrei, anziché essere proscritti, serviranno di esempio.
Chissà che non debba ancora essere la nostra fede, quella che insegnerà il bene al mondo e ai popoli, e che per questo, per questo soltanto occorra che noi soffriamo. Non potremo mai diventare soltanto olandesi, soltanto inglesi, o cittadini di qualunque altro paese, ma rimarremo sempre anche ebrei e vogliamo rimanere ebrei.
Coraggio! Rimaniamo consci del nostro compito e non mormoriamo; la salvezza verrà, Dio non ha mai abbandonato il nostro popolo. Gli Ebrei sono sopravvissuti attraverso tutti i secoli, gli Ebrei hanno dovuto soffrire per tutti i secoli, ma ciò li ha anche resi più forti; i deboli cadono, ma i forti sopravviveranno e non periranno mai! In quella notte sapevo di dover morire, aspettavo la polizia, ero pronta, pronta come i soldati sul campo di battaglia. Mi sarei volentieri sacrificata per la patria; ma ora che sono salva, il mio primodesiderio è di diventare olandese, dopo la guerra.........
Giovane come sono, affronto la vita con maggior coraggio di mamma, e ho più di lei radicato il senso della giustizia. So quello che voglio, ho uno scopo, un'opinione, una fede e un amore. Lasciatemi esser me stessa e sarò contenta. So di essere una donna, una donna con forza interiore e molto coraggio. Se Dio mi concederà di vivere, arriverò dove mia madre non è mai arrivata, non resterò una donna insignificante e lavorerò nel mondo e per gli uomini.
E ora so che per prima cosa occorrono coraggio e giocondità.
Quando scrisse questa pagina di diario, l’11 aprile 1944, Anna Frank non sapeva che meno di un anno dopo (31 marzo 1945) avrebbe trovato la morte nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. È un brano che si apre con una riflessione sul destino del popolo ebraico e che termina con un respiro di speranza, destinato purtroppo a rimanere disatteso. Anna era nata nel 1929 in Germania, a Francoforte. Nel 1933 Hitler aveva preso il potere, poi di anno in anno le violenze antisemitiche si erano fatte più feroci; nella “Notte dei Cristalli” tra il 9 e il 10 novembre del ’38 furono distrutte più di 250 sinagoghe, uccisi 400 ebrei, devastati 7500 negozi degli Juden, che in migliaia presero la strada di Buchenwald e Dachau. Otto Frank si era trasferito con la famiglia – la moglie e le figlie Margot e Anna – ad Amsterdam per sfuggire al moloch nazista. Ma il 1° settembre del ’39 iniziò la Seconda Guerra mondiale e nel 1940 i Tedeschi invasero l’Olanda.
Nel giugno del 1942 Anna riceve in dono un quadernino nero rilegato, sul quale inizierà a scrivere il Diario.Meno di un mese dopo, il 6 luglio, dovette nascondersi con la famiglia nell’Achterhuis (alloggio segreto, letteralmente "retrocasa" dall'olandese), un piccolo spazio a due piani posto sopra i locali della ditta di Otto Frank, in seguito ad un invito a comparire inviato a Margot dalla polizia tedesca. L'alloggio segreto era situato in un vecchio edificio prospiciente un canale di Amsterdam. La porta d'ingresso dell'Achterhuis venne in seguito nascosta dietro una libreria girevole.
Io alzo gli occhi ai monti: da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dall’Eterno, che ha fatto i cieli e la terra
Egli non permetterà che il tuo piede vacilli [...]
Colui che protegge Israele non sonnecchia e non dorme.
L’Eterno è colui che ti protegge, l’Eterno è la tua ombra, egli è alla tua destra [...]
L’Eterno ti custodirà da ogni male; egli custodirà la tua vita.
(Salmo 121)
La parola del Signore è incomprensibile: com’è possibile per un ebreo (ma anche per un cristiano..) recitare questo salmo nel 1942? Il 20 giugno di quell’anno, quando sta per diventare una “murata viva” nell’alloggio sul Prinsengracht, Anna fa un breve riassunto della vita del suo popolo, eletto da Dio ma martoriato e angariato dagli uomini. Scrive con estrema limpidezza, mostrando un’intelligenza vivissima in una ragazzina di 13 anni:
La nostra vita trascorse in un'inevitabile ansia, perché la parte della famiglia rimasta in Germania non fu risparmiata dalle leggi antisemitiche di Hitler. Nel 1938, dopo i "pogrom", fuggirono i miei due zii, fratelli di mia madre, che si posero in salvo negli Stati Uniti. La mia vecchia nonna venne da noi: aveva allora settantatré anni. I bei tempi finirono nel maggio 1940; prima la guerra, la capitolazione, l'invasione tedesca, poi cominciarono le sventure per noi ebrei. Le leggi antisemitiche si susseguivano l'una all'altra. Gli ebrei debbono portare la stella giudaica. Gli ebrei debbono consegnare le biciclette. Gli ebrei non possono salire in tram, gli ebrei non possono più andare in auto. Gli ebrei non possono fare acquisti che fra le tre e le cinque, e soltanto dove sta scritto "bottega ebraica". Gli ebrei dopo le otto di sera non possono essere per strada, né trattenersi nel loro giardino o in quello di conoscenti. Gli ebrei non possono andare a teatro, al cinema o in altri luoghi di divertimento, gli ebrei non possono praticare sport all'aperto, ossia non possono frequentare piscine, campi di tennis o di hockey eccetera. Gli ebrei non possono nemmeno andare a casa di cristiani. Gli ebrei debbono studiare soltanto nelle scuole ebraiche. E una quantità ancora di limitazioni del genere.
Così trascorreva la nostra piccola vita, e questo non si poteva e quello non si poteva. Jopie è sempre contro di me: «Non posso far niente con te, perché ho paura che non sia permesso». La nostra libertà è dunque assai ridotta, ma si può ancora resistere
Già, “si può ancora resistere”. Hitler ha già conquistato la Francia, occupato Danimarca e Norvegia, invaso i Balcani, con l’Operazione Barbarossa ha attaccato l’Unione Sovietica. Ma Anna Frank, ha visto giusto: “si può resistere”. E proprio nel 1942 iniziano i primi cedimenti dell’Asse: Stalingrado, El Alamein, l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto. In mezzo ai bagliori funesti della guerra, s’intravedono in lontananza barlumi di speranza. Ma sono lontani dall’Alloggio segreto di Anna.
Il vento soffia dove vuole e tu ne odi il suono, ma non sai da dove viene né
dove va; così è per chiunque è nato nello Spirito.
(Giovanni 3,8)
Tendi l’orecchio, o Eterno e rispondimi perché sono afflitto e bisognoso
Abbi pietà di me o Signore, perché grido a te tutto il giorno [...]
Tendi l’orecchio, o Eterno, alla mia preghiera e sii attento al grido
delle mie suppliche. Io t’invoco nel giorno della mia avversità
perché tu mi risponderai [...] Volgiti a me e abbi pietà di me.
Da’ la tua forza al tuo servo e salva il figlio della tua serva.
Mostrami un segno del tuo favore, affinché quelli che mi odiano lo
scorgano e rimangano confusi vedendo che tu, o Eterno, mi hai
soccorso e mi hai consolato
(Salmo 86)
E’ una “pura di cuore” Anna? Ci possiamo riflettere a lungo, possiamo dare risposte differenti dopo la lettura del suo Diario: è un tipetto deciso, talvolta permaloso, in perenne giovanile conflitto con la madre Edith, alla quale – da brava adolescente – non risparmia niente......Però è straordinario trovare in una ragazzina non solo una simile forza d’animo ma anche una calma e una docilità così marcate. Non si tratta di una mitezza passiva nei confronti dei grandi, orribili eventi che si stanno addensando intorno al suo alloggio: troviamo invece una schiettezza, un’onestà e una pulizia (in ogni senso) nei suoi pensieri e nelle sue intenzioni che sempre ci sorprendono.
Immaginiamoci un po’: sono otto persone rinchiuse per mesi, anni in poche decine di metri quadri. Oltre ai quattro Frank, sono nascosti i Van Pels (padre, madre e Peter, l’amico di Anna) e il dentista Albert Dussel (alias Fritz Pfeffer). Otto persone, ognuna con le proprie caratteristiche, le proprie necessità, costrette a condividere uno spazio ristretto. C’è da perderci la testa, ma Anna non la perde. Fino alla fine mantiene lucidità di giudizio e un equilibrio che gli deriva certamente da un temperamento a prova di nervi, ma anche da una calma che scaturisce da un cuore puro.
Fuori, è spaventoso. Di giorno e di notte quei poveretti vengono trascinati via, senza poter portare con sé che un sacco da montagna e un po' di denaro. Durante il viaggio gli tolgono anche quel po' di roba. Le famiglie vengono divise, gli uomini di qua, le donne di là, i bambini da un'altra parte.
I bambini, venendo a casa da scuola, non trovano più i loro genitori. Le donne, tornando dal far le spese, trovano la casa sigillata e la famiglia scomparsa. Anche gli olandesi cristiani hanno paura; i loro figli sono spediti in Germania, tutti vivono nell'angoscia.
E ogni notte centinaia di aviatori passano sull'Olanda, diretti verso le città tedesche, e là arano la terra con le bombe; e ogni ora cadono in Russia e in Africa centinaia, migliaia di uomini. Nessuno può starne fuori, tutto il mondo è in guerra e, sebbene vada meglio per gli alleati, non si vede ancora la fine.
E noi... noi stiamo bene, meglio che milioni di altre persone. Siamo ancora tranquilli e sicuri e, come suol dirsi, ci mangiamo il capitale. Siamo così egoisti che parliamo di un "dopoguerra", ci rallegriamo pensando che avremo vestiti nuovi e scarpe nuove, mentre veramente dovremmo risparmiare ogni centesimo per aiutare gli altri, dopo la guerra, a salvare quello che è ancora salvabile.
I bambini qui vanno in giro con bluse leggere e zoccoli ai piedi, senza mantello, senza berretto, senza calze, e nessuno che li aiuti. Non hanno niente in pancia e masticano carote, lasciano la casa fredda per scendere nella strada fredda e andare a scuola in una classe ancor più fredda. Si è arrivati al punto, in Olanda, che moltissimi bambini fermano i passanti in strada per chiedere un pezzo di pane.
'SALMO 129' Dal profondo a te grido
Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati (Mt l, 2l).
Dal profondo a te grido, o Signore; *
† Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti *
alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore, *
Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono, *
perciò avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore, *
l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore *
più che le sentinelle l'aurora.
Israele attenda il Signore, *
perché presso il Signore è la misericordia,
grande è presso di lui la redenzione; *
egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo. *
Come era nel principio, e ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Povera, grande Anna che scrive “noi stiamo bene.......siamo tranquilli e sicuri”, finanche “egoisti”... Anna si commuove per i bambini olandesi che la guerra ha reso miseri e orfani, in balìa del freddo (tutto è freddo: la loro casa, la strada, la scuola), di un gelo che sembra quasi contrapporsi, paradossalmente, al tepore dell’Achterhuis: perlomeno lì il fiato della presenza umana riscalda l’ambiente. In realtà Anna è in trappola. Scorrendo le pagine del Diario si percepisce che la piovra sta inesorabilmente stringendo i suoi tentacoli: è vero, forse lo avvertiamo perché si sa fin dall’inizio che Anna è una condannata a morte; noi conosciamo il suo destino fino dall’incipit, da quella domenica di giugno del ’42 in cui la giovane Frank inizia a trascrivere sulla carta i suoi pensieri. E’ per questo che anche le sue speranze ci rattristano e ci fanno scuotere la testa: ma cosa speri, Anna? tu non lo sai, ma il male del mondo è più grande di quanto tu credi, anche se tu sei perfettamente consapevole della crudeltà di tanti uomini...e forse ti illudi pure che Dio non stia in silenzio, che finalmente alzerà la mano, come quando aprì le onde del Mar Rosso e vi salvò dal Faraone. Per questo il tuo candore ci addolora: noi sappiamo invece che Dio resterà muto davanti a sei milioni di esseri umani che passeranno per il camino: e tra di loro la maggioranza apparterrà al popolo che Lui ha eletto. Eletto o maledetto? Il 9 ottobre del ’42 però il dubbio si era insinuato in te:
Stanno arrestando a gruppi, tutti i nostri amici ebrei. La Gestapo è tutt'altro che riguardosa con questa gente; vengono trasportati in carri bestiame a Westerbork, il grande campo per ebrei nella Drente. Westerbork dev'essere terribile; per centinaia di persone un solo lavatoio e pochissime latrine. Le cuccette sono tutte l'una accosto all'altra. Uomini, donne e bambini dormono insieme. Per conseguenza, a quanto dicono, vi è una grande immoralità; molte donne e ragazze, se la permanenza nel campo si protrae, restano incinte.
Fuggire è impossibile; quasi tutti gli ospiti del campo sono riconoscibili dai loro crani rasati e molti anche dal loro aspetto ebraico.
Se in Olanda stanno già così male, come staranno nelle contrade barbare e lontane dove li mandano? Secondo noi li ammazzano quasi tutti. La radio inglese dice che li gasano. Forse è il metodo più spiccio per morire. Sono molto turbata
Era quella la verità, quella della radio inglese...Il mondo diventerà un’unica “contrada barbara”: quando oggi, in tempi di pace, andiamo a Mauthausen e saliamo verso quella che è stata una vera e propria “fortezza del male”, notiamo il contrasto tra la pace e l’amenità della natura e quel monumento alla follia e al dolore degli uomini. Ma troppi uomini, allora, si voltarono dall’altra parte, non vollero vedere, non vollero confessare che quella cenere che copriva i tetti delle case veniva dalla combustione dei cadaveri.. “Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento...”
Perché non sono morto nel grembo di mia madre? Perché non spirai appena uscito dal suo ventre? Perché mai mi hanno accolto le ginocchia, e le mammelle per poppare? Sì, ora giacerei tranquillo, dormirei e avrei riposo, insieme ai re e ai consiglieri della terra, che si sono costruiti rovine desolate o insieme ai principi che possedevano oro o che riempirono d'argento i loro palazzi. O perché non sono stato come un aborto nascosto, come bimbi che non hanno mai visto la luce? Laggiù i malvagi smettono di tormentare, laggiù riposano gli stanchi. Laggiù i prigionieri stanno tranquilli insieme, senza più sentire la voce dell'aguzzino. Laggiù ci sono piccoli e grandi, e lo schiavo è libero dal suo padrone. Perché dar la luce all'infelice e la vita a chi ha l'anima nell'amarezza, [...] Perché dar la luce a un uomo la cui via è nascosta, e che Dio ha rinchiuso da ogni parte? Invece che prender cibo io sospiro, e i miei gemiti sgorgano come acqua. Poiché quel che grandemente temo mi piomba addosso, e ciò che mi spaventa mi succede. Non ho tranquillità, non ho quiete, non ho riposo, ma mi assale l'agitazione.
(Giobbe 3, 11-26)
Anna Frank, come Giobbe, avrebbe avuto il diritto di porsi tutte quelle terribili domande, sarebbe stata autorizzata a dire “Non ho tranquillità, non ho quiete, mi assale l'agitazione”. Invece no, non cede, neppure quando scrive
Qualche tempo fa avevo visto una vecchia ebrea paralitica seduta davanti alla porta di casa; doveva aspettare la Gestapo, che era andata a prendere un'auto per portarla via. La povera vecchietta era terrorizzata per gli spari della controaerea (c'erano apparecchi inglesi in volo sulla città) e per le luci abbaglianti dei proiettori. Però Miep non poteva portarla dentro; nessuno lo avrebbe osato. I tedeschi non scherzano con le loro punizioni.
Una povera vecchia paraplegica che immobile attende i suoi carnefici. Anche Anna ha paura, in tante pagine si sentono i battiti accelerati del suo cuore, ma la sensazione del lettore è che si tratti di un cuore puro; il suo è un animo nobile, consapevole del male ma al tempo stesso fiducioso anche nella bontà degli uomini. E’ come se fosse estranea alle disperate riflessioni di Giobbe
L'uomo nato da donna vive pochi giorni ed è pieno di inquietudini. Spunta come un fiore, poi è reciso; fugge come un'ombra e non dura. Sopra un tale essere tu tieni gli occhi aperti, e mi fai comparire in giudizio con te. 4 Chi può trarre una cosa pura da una impura? Nessuno. Poiché i suoi giorni sono fissati, il numero dei suoi mesi dipende da te, e tu gli hai posto dei limiti che non può oltrepassare; distogli da lui lo sguardo e lascialo stare, finché abbia terminato la sua giornata come un bracciante. Almeno per l'albero c'è speranza; se è tagliato, cresce nuovamente e continua a mettere germoglio. Anche se la sua radice invecchia sotto terra e il suo tronco muore nel suolo, al sentore dell'acqua germoglia nuovamente e mette rami come una pianta. L'uomo invece muore e rimane atterrato; quando egli esala l'ultimo respiro, dov'è mai? Possono venir meno le acque nel mare e un fiume prosciugarsi e seccare, ma l'uomo che giace non si rialza più; finché non vi siano più cieli, non si risveglierà né più si desterà dal suo sonno. [...] Ma come una montagna cade e si sgretola e come una rupe è rimossa dal suo posto; come le acque corrodono le pietre e come le alluvioni portano via il suolo della terra, così tu distruggi la speranza dell'uomo. Tu lo sopraffai per sempre, ed egli se ne va; tu sfiguri il suo volto e lo cacci via. Se i suoi figli sono onorati, egli non lo sa; se sono disprezzati, egli non lo nota. Egli sente solamente il grande dolore della sua carne e si affligge per se stesso.
(Giobbe 14, 1-22).
'Dio mio, Dio mio, perché? (Salmo 22)'
1 Dio mio, Dio mio, perché
Ma perché mi hai abbandonato
Dio mio assente e lontano!
2 Così piango nel mio lamento:
io ti chiamo di giorno, e Tu muto,
senza pace io urlo la notte.
3 Eppur sei nel tempio il Santo,
Dio assiso su un trono di lodi
Che Israele Ti innalza da sempre.
4 In Te ebbero fede i padri,
han sperato e li hai soccorsi,
t’invocarono e furono salvi.
5 Non fu vana la loro speranza:
io invece un verme, non uomo,
un obbrobrio di uomo, un rifiuto!
6 Per la folla oggetto di scherno:
al vedermi sorridono tutti,
sono favola al mondo intero.
7 Tutti scuotono il capo e dicono:
“Si è rivolto a Dio, lo liberi,
Lui lo salvi, se è vero che l’ama”.
8 Eppur fosti Tu a trarmi dal grembo,
a raccogliermi fin dalla nascita,
Tu mia pace, dal seno materno.
9 Fin dall’utero a Te son votato,
dall’origine sei il mio Dio,
mia vita succhiata col latte.
10 Ed allora non starmi lontano,
un assedio d’angoscia s’approssima
e nessuno mi viene in aiuto.
11 In gran numero a cerchio mi stringono:
i nemici m’assalgono insieme,
come i tori di Basan, potenti.
12 Mio spalancano contro le bocche
Da sembrar delle fauci affamate
Di leoni già pronti a sbranare.
13 E svaniscono come acqua versata:
le mie ossa son tutte slogate,
una cera disfatta è il mio cuore.
14 La mia gola è creta riarsa,
incollata la lingua al palato,
già la morte mi sparge qual cenere.
15 Sono stato così assalito
Da un branco di cani mastini:
assediato da turbe d’iniqui.
16 Mani e piedi mi hanno forato:
tutte le ossa mie vado contando,
mentre loro mi stanno a guardare.
17 E gli occhi si pascono lieti:
la mia veste dividon tra loro,
la mia tunica giocano a sorte.
18 Ma Tu, Dio, non stare lontano:
vieni presto, mia forza, in aiuto,
dalle spade accorri a scamparmi.
19 La mia carne, Dio, salva dai cani,
dalla bocca del leone riparami
dall’assalto del bufalo liberami.
20 Inni allora potrò io cantare
Al Tuo nome da mezzo ai fratelli,
e lodarti in piena assemblea.
21 Dal suo povero dio non toglie
Mai lo sguardo, e il grido d’aiuto
Egli ascolta e sempre esaudisce.
22 Israele Lo tema per sempre:
mai respinse il Signore infelici,
mai sdegnato il lamento del povero.
23 Dal Suo povero Dio non toglie
Mai lo sguardi, e il grido d’aiuto
Egli ascolta e sempre esaudisce.
24 O Dio, fonte del mio cantare:
nella grande assemblea i miei voti,
scioglierò in presenza dei giusti.
25 Pane ai poveri, siano sazi,
quanti cercano Dio Lo cantino:
al cuor loro sia vita per sempre!
26 Del Signore essi fanno memoria
Per la terra intera, al Signore
Vorrai tutti i paesi tornare.
27 Le nazioni verranno a prostrarsi
Adorando il santo Suo volto
In ginocchio le genti pentite.
28 Del Signore è l’unico regno,
Egli domina i popoli tutti,
tutti devono curvarsi a Lui:
29 prima d’essere preda alla morte!
E anche chi giace sotto la polvere,
al cospetto suo deve inchinarsi.
30 E’ per Lui che vive il mio sangue,
la mia stirpe Lo serve per sempre,
e Lo canto all’età che già viene.
31 La salvezza sarà annunciata
A un popolo prossimo a nascere:
si dirà: “Questo ha fatto il Signore”.
Gloria al Padre
Pochi giorni prima dell'arresto, la piccola, grande Anna riflette sulla sua vita e sul senso dell'umana avventura. Commuovono le sue parole, tanto più perché sappiamo quale sarà il suo destino di lì a pochi giorni...
Ho attirato a me Peter colla forza, più di quanto egli non si renda conto. Ora egli si afferra a me e per il momento non vedo alcun mezzo che serva a staccarlo da me e a rimetterlo in piedi. Quando infatti ho capito che egli non poteva essere per me un amico come l'intendo io, ho per lo meno tentato di sollevarlo dalla sua meschinità e di farlo grande nella sua gioventù."La gioventù, in fondo, è più solitaria della vecchiaia." Questa massima, che ho letto in qualche libro, mi è rimasta in mente e l'ho trovata vera.E' vero che qui gli adulti trovano maggiori difficoltà che i giovani? No, non è affatto vero. Gli anziani hanno un'opinione su tutto, e nella vita non esitano più prima di agire. A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio.
Chi ancora afferma che qui nell'alloggio segreto gli adulti hanno una vita più difficile, non si rende certamente conto della gravità e del numero dei problemi che ci assillano, problemi per i quali forse noi siamo troppo giovani, ma che ci incalzano di continuo, sino a che, dopo lungo tempo, noi crediamo di aver trovato una soluzione; ma è una soluzione che non sembra capace di resistere ai fatti, che la annullano. Ecco la difficoltà in questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà.
E' un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità.
Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui saranno forse ancora attuabili.
La tua Anna.
SALMO 30,2-6 Supplica fiduciosa nell'afflizione
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito (Lc 23,46).
In te, Signore, mi sono rifugiato, †
mai sarò deluso; *
per la tua giustizia salvami.
Porgi a me l'orecchio, *
vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie, *
la cinta di riparo che mi salva.
Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, *
per il tuo nome dirigi i miei passi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, *
perché sei tu la mia difesa.
Mi affido alle tue mani; *
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo. *
Come era nel principio, e ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
L'arresto e la fine (in parte tratto da Wikipedia)
Dopo più di due anni, il 4 agosto 1944 la Gestapo fa irruzione nell'alloggio segreto, in seguito ad una segnalazione da parte di una persona che non è mai stata identificata. Tra i sospettati vi è un magazziniere della ditta di Otto Frank, Willem Van Mareen. Anna nel Diario, in data giovedì 16 settembre 1943, afferma esplicitamente che Van Maaren nutriva dei sospetti sull'Alloggio segreto, e lo descrive come "una persona notoriamente poco affidabile, molto curiosa e poco facile da prendere per il naso" .
Le due famiglie vennero arrestate e trasferite al campo di smistamento di Westerbork. Il 2 settembre Anna Frank e gli altri clandestini furono caricati sull'ultimo treno merci in partenza per Auschwitz, dove giunsero tre giorni dopo.? Di tutti loro si salvò soltanto Otto Frank. Margot e Anna passarono un mese ad Auschwitz-Birkenau e vennero poi spedite a Bergen-Belsen, dove morirono di tifo esantematico nel marzo 1945, solo tre settimane prima della liberazione del campo.? Come detto, solamente il padre di Anna sopravvisse ai campi di concentramento. Rimase sempre ad Auschwitz, finché il campo venne liberato dall'esercito russo; il 3 giugno 1945 tornò ad Amsterdam. Miep gli consegnò il diario e, dopo aver scoperto il destino degli altri clandestini, egli ne modificò la grammatica e la sintassi, omettendo alcune parti perché considerate troppo private, in modo da renderlo adatto per la pubblicazione.?Il diario venne pubblicato nel 1947 con il titolo di Het Achterhuis.?Otto Frank morì a Basilea, dove viveva sua sorella, il 19 agosto 1980.
Qualunque cosa rechi questo giorno
(Dietrich Bonhoeffer)
Al cominciar del giorno, Dio, ti chiamo
Aiutami a pregare e a raccogliere i miei pensieri su di te;
da solo non sono capace.
C'è buio in me, in Te invece c'è luce;
sono solo, ma tu non m'abbandoni;
non ho coraggio, ma Tu mi sei d'aiuto;
sono inquieto, ma in Te c'è la pace;
c'è amarezza in me, in Te pazienza;
non capisco le tue vie,
ma tu sai qual è la mia strada.
Padre del cielo,
siano lode e grazie a Te
per la quiete della notte,
siano lode e grazie a Te
per il nuovo giorno.
Signore,
qualunque cosa rechi questo giorno,
il tuo nome sia lodato! Amen.
Appendici
Il testo completo delle Appendici e' presente solo nel file allegato.
Appendice 1 :Antologia del Diario
- La scelta di nascondersi
- La convivenza e le relazioni
- Cresce la paura
- Fiducia e speranza
Appendice 2: Dopo Anna Frank: domande in cerca di risposte
- Dopo Auschwitz. Dialogo tra un teologo e uno psicologo: Pinchas Lapide e Viktor Frankl. (Entrambi ebrei, entrambi sopravvissuti ai lager: e l’Olocausto sempre lì, con i suoi interrogativi)
- Passi scelti dal discorso di Benedetto XVI in visita ad Auschwitz (”Dovevo venire. Era ed è un dovere di fronte alla verità”) (Armando Gargiulo s.j.)
- Silenzio di Dio, silenzio dell'uomo (Enzo Bianchi)
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