Beati i perseguitati a causa della Giustizia: Mons. Oscar Romero
4° incontro del ciclo "Le Beatitudini di ogni giorno", Lunedì 7 Marzo, ore 21.15, Canneto.
Testo preparato da Francesca Magazzini.
Beati i perseguitati per causa della giustizia.... di essi è il Regno dei Cieli
Canto:
Il Disegno
Nel mare del silenzio una voce s'alzò
da una notte senza confini una luce brillò
dove non c'era niente quel giorno.
:: Rit. Avevi scritto già il mio nome lassù nel cielo,
:: avevi scritto già la mia vita insieme a te
:: avevi scritto già di me.
E quando la mia mente fece splendere le stelle
e quando le tue mani modellarono la terra
dove non c'era niente quel giorno. RIT.
E quando hai calcolato le profondità del cielo
e quando hai colorato ogni fiore della terra
dove non c'era niente quel giorno. RIT.
E quando hai disegnato le nubi e le montagne
e quando hai disegnato il cammino di ogni uomo
l'avevi fatto anche per me.
Se ieri non sapevo, oggi ho incontrato Te
e la mia libertà è il tuo disegno su di me
non cercherò più niente perché...
Tu mi salverai. RIT
Lettore 1
Il Vangelo di oggi ci conferma la tremenda dottrina di Cristo che ci invita a non aver paura della persecuzione, perché credete fratelli chi si scaglia contro i poveri condividerà il loro stesso destino e noi in Salvador sappiamo qual è il destino dei poveri: desaparecidos, essere catturati, essere torturati e riapparire cadaveri. (Mons. Romero)
Guida
Le sue denunce contro la violenza, le torture e le sparizioni, le sue scarpe impolverate e il suo stare sempre dalla parte di chi ha bisogno, hanno fatto di lui un prete scomodo. Oggi per la Chiesa è un martire, per i campesinos sudamericani e per chi ama la sua figura un santo non ufficiale.
Per chi ha ordinato la sua morte la sua colpa è proprio questa: aver rotto il silenzio.
Ai poveri dell’America Latina Romero aveva promesso: “Se verrò ucciso, risorgerò nel mio popolo”.
Romero diventa vescovo di Santiago de Marìa
Oscar Arnulfo Romero y Galdámez nasce il 15 agosto 1917 a Ciudad Barrios un paese vicino alla città di San Miguel, ne El Salvador. Secondo di otto fratelli, la sua è una famiglia modesta. Suo padre è un telegrafista, mentre la madre è casalinga. Nel ’37 entra in seminario e pochi mesi dopo viene mandato a Roma per proseguire gli studi. Qui il 4 aprile del ‘42 viene ordinato sacerdote e inizia la tesi di dottorato, ma con lo scoppio della guerra si vede obbligato a tornare nel suo Paese.
Il suo impegno come sacerdote inizia nella parrocchia di Anamorós, per poi spostarsi a San Miguel, dove rimane per 20 anni. In seguito diviene segretario della Conferenza episcopale di El Salvador, fino a quando il 25 aprile del ’70 viene nominato Vescovo ausiliare di San Salvador ricevendo l’ordinazione episcopale il 21 giugno 1970: diventa così il collaboratore principale di Monsignor Luis Chàvez y Gonzàlez che, insieme a Rivera y Damas, è uno dei protagonisti della Conferenza dell’episcopato latinoamericano di Medellín (Colombia) del 1968 e sta realizzando i cambiamenti pastorali che il Concilio Vaticano II esige per lo sviluppo di un nuovo modo d’intendere il ruolo della Chiesa Cattolica in America Latina.
Questi però non vedono bene la nomina di Romero perché non in linea con il loro pensiero: egli è noto per essere un convinto conservatore. Intanto il 15 ottobre del ‘74 viene nominato Vescovo di Santiago de María, uno dei territori più poveri della nazione.
Il gesuita salvadoregno Salvador Carranza, racconta:
Lettore 1
Quando lo elessero come nuovo arcivescovo, elessero quello che probabilmente rappresentava la parte più conservatrice. L’esercito e i giornali de El Salvador si rallegrarono e così anche Roma. Dicevano: “ Abbiamo eletto qualcuno che sta dalla nostra parte ”.
Guida:
Gli fa eco un altro gesuita Rodolfo Cardenal:
Lettore 2
È chiaro che noi non eravamo contenti della sua nomina. Fu il primo ad accusarci pubblicamente di marxismo per l’organizzazione del nostro clero e le nostre convinzioni. Attaccava la nostra stessa teologia della liberazione.
Guida:
Negli anni ‘70 la violenza ne El Salvador diviene spietata e selvaggia e colpisce soprattutto i campesinos che chiedono sempre più ad alta voce giustizia. Lo stesso giorno della nomina di Romero l’esercito spara su cinquantamila persone riunite in piazza per protestare contro dei brogli elettorali. Un centinaio di persone che si erano rifugiate nella chiesa del Rosario muoiono soffocate dai lacrimogeni lanciati dai militari.
Romero si dà anima e corpo alla causa dei poveri
Quella che da tutti viene chiamata la conversione, l’illuminazione di Romero avviene pochi mesi dopo la sua nomina e precisamente il 12 marzo del ’77 quando viene ucciso il gesuita Rutilio Grande da parte delle squadre della morte che lo trucidano con diversi colpi di mitra insieme ad altri due uomini. Il gesuita aveva fatto della sua vita una missione in aiuto dei poveri, soprattutto attraverso la creazione dei gruppi di auto-aiuto dei campesinos.
Da questo momento Romero, come un cieco che improvvisamente riacquista la vista, vede chiaramente le ingiustizie, le repressioni, le torture (anche mentali) e gli omicidi che fino a quel momento avevano subito i poveri salvadoregni. Inizia quindi la sua azione di denuncia che pagherà poi con la morte.
Dalle omelie di Romero
Lettore 1
La chiesa: una, santa, cattolica, apostolica… e perseguitata
La persecuzione è qualcosa di necessario nella chiesa. Sapete perché? Perché la verità è sempre perseguitata. Gesù Cristo lo disse: “se perseguitarono me, perseguiteranno anche voi”. E perciò, quando un giorno chiesero a papa Leone XIII, quell’intelligenza meravigliosa degli inizi del nostro secolo, quali sono le note che distinguono la vera chiesa cattolica, il papa disse le quattro già conosciute: una, santa, cattolica e apostolica. “Aggiungiamone un’altra – disse il papa – perseguitata”. La chiesa che compie il suo dovere non può vivere senza essere perseguitata. (29.5.77)
Lettore 2
L’autentica evangelizzazione non dipende dal potere
La povertà della chiesa sarà più autentica ed efficace quando veramente non dipenderà né cercherà il soccorso dei potenti, “la protezione dei potenti” quando non fa consistere l’evangelizzazione nell’avere il potere, ma nell’essere evangelica e santa; nell’appoggiarsi al povero che con la sua povertà arricchisce. (10.7.79)
Preghiamo insieme
Con tutto il cuore ti cerco:
non farmi deviare dai tuoi precetti.
Nella tua volontà è la mia gioia;
mai dimenticherò la tua parola.
Ho scelto la via della giustizia,
mi sono proposto i tuoi giudizi.
Ho aderito ai tuoi insegnamenti, Signore,
che io non resti confuso.
Corro per la via dei tuoi comandamenti,
perché hai dilatato il mio cuore.
Indicami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la seguirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge
e la custodisca con tutto il cuore.
Allontana l'insulto che mi sgomenta,
poiché i tuoi giudizi sono buoni.
Ecco, desidero i tuoi comandamenti;
per la tua giustizia fammi vivere.
Venga a me, Signore, la tua grazia,
la tua salvezza secondo la tua promessa;
a chi mi insulta darò una risposta,
perché ho fiducia nella tua parola.
Non togliere mai dalla mia bocca la parola vera,
perché confido nei tuoi giudizi.
Custodirò la tua legge per sempre,
nei secoli, in eterno.
Sarò sicuro nel mio cammino,
perché ho ricercato i tuoi voleri. (dal salmo 119)
Guida:
Da questo momento condividere la strada degli umili, ascoltare il grido degli oppressi e lasciarsi evangelizzare da loro, sono i suoi imperativi.
Le sue omelie diventano sempre più famose e arrivano alle orecchie di migliaia di persone che vedono in lui la speranza. Una parte della Chiesa comincia però a lasciarlo solo, additandolo come un “istigatore della lotta di classe e del socialismo”.
Dalle omelie di Romero
Lettore 1
Io so di non piacere a molta gente
Se uno vive un cristianesimo molto buono, ma che non tocca il nostro tempo, che non denuncia le ingiustizie, che non proclama il Regno di Dio con coraggio, che non rifiuta il peccato degli uomini, che acconsente, per stare bene con certe classi, i peccati di queste classi, non sta compiendo il suo dovere, sta peccando, sta tradendo la sua missione. La missione è data per convertire le persone, non per dire loro che va bene tutto ciò che fanno; e per questo, naturalmente viene presa male. Tutto ciò che ci corregge, ci prende male. Io so di non piacere a molta gente, ma so di piacere molto a tutti quelli che cercano sinceramente la conversione della chiesa. (21.8.77)
Guida:
L’assedio di Aguilares
La situazione politica si fa sempre più critica e intanto il 1 luglio del ‘77, il generale Carlos Humberto Romero leader del PCN (Partito di Conciliazione Nazionale), ovvero il centro-destra dei militari nazionalisti, sale al potere con un colpo di Stato. Romero rifiuta di presenziare alla cerimonia d’insediamento perché non era ancora stata fatta luce sulla morte di padre Grande.
Un anno dopo, il 21 giugno del ’78, a Roma Papa Paolo VI lo incoraggia a continuare sulla via intrapresa.
Intanto l’esercito, guidato dal governo, diviene sempre più violento e arriva anche a occupare le chiese, tra cui quella di Aguilares. È mattino presto e nella città iniziano a suonare le campane. Tutta la gente viene svegliata e viene dato loro l’ordine di non uscire di casa. I soldati sterminano più di 200 fedeli e occupano la città a cominciare dalla chiesa che viene profanata, in quanto “covo di marxisti infiltrati”, calpestando le ostie con gli scarponi. Viene sparso il terrore: molti sono i cittadini picchiati o incarcerati solo perché in casa tenevano una foto di padre Rutilio Grande. I militari per tre mesi non fanno avvicinare nessuno al paese fino a quando finalmente ricevono l’ordine di restituire la parrocchia ai fedeli.
«A me tocca il destino di andar raccogliendo violenze e cadaveri e tutto quello che lascia dietro la persecuzione della Chiesa», dice Romero quando lo chiamano ad Aguilares. Arrivato con un gruppo di religiosi e sacerdoti afferma:
Lettore 1
“ Ci troviamo qui oggi per riprendere possesso di questa chiesa parrocchiale e per ridare forza a tutti coloro che i nemici della Chiesa hanno calpestato. Voglio che sappiate che voi non avete sofferto da soli, perché la Chiesa siete voi. Siete voi il popolo di Dio; Gesù, oggi su questa terra ”.
Guida
El Salvador subisce un nuovo colpo di Stato a opera dei colonnelli Majano e Gutierrez, il 15 ottobre del ’79.
Dalle omelie di Romero
Lettore 1
Questa è la chiesa che voglio
Ora la chiesa non si appoggia su nessun potere, su nessun denaro. Oggi la chiesa è povera. Oggi la chiesa sa che i potenti la rifiutano, ma che la amano quelli che ripongono in Dio la loro fiducia. Questa è la chiesa che voglio. Una chiesa che non conta sui privilegi ed il valore delle cose terrene. Una chiesa sempre più slegata dalle cose terrene, umane, per poterle giudicare con maggior libertà dalla sua prospettiva che è quella del Vangelo, dalla sua povertà. (28.8.77)
Lettore 2
La ricchezza è un idolo che uccide
Cos’altro è la ricchezza quando non si pensa a Dio? Un idolo di oro, un vitello d’oro. E lo stanno adorando, si prostrano davanti a lui, gli offrono sacrifici. Che sacrifici enormi si fanno di fronte all’idolatria del denaro! Non solo sacrifici, ma iniquità. Si paga per uccidere. Si paga il peccato. E si vende. Tutto si commercializza. Tutto è lecito di fronte al denaro. (11.9.77)
Lettore 1
Ateo non è solo il marxismo, ma soprattutto il capitalismo
Un popolo, un uomo, dove si è dissipata la tenerezza di Dio, dove interessa che Dio non esista per poter commettere ingiustizie, per commettere il peccato che Dio castiga, è ispirazione di un ateismo pratico. E per questo, ateo non è solo il marxismo, ateo pratico è anche il capitalismo. Questo divinizzare il denaro, questo idolatrare il potere, questo porre falsi idoli da sostituire al vero Dio. Viviamo tristemente in una società atea. (21.5.78)
Lettore 2
Molte volte abbiamo fatto del nostro culto un affare
Quante apparenze di pietà, che dentro non sono altro che ateismo! Quante forme di preghiera, quante pratiche religiose meramente esteriori, rituali, legaliste! Non sono il culto che Dio vuole! E qui non possiamo esimere da quest’accusa noi stessi, i ministri sacri, che molte volte abbiamo fatto del nostro culto un affare e possa entrare il Signore con la frusta nel tempio: la mia casa è casa di preghiera e voi ne avete fatto un covo di ladri. (21.5.78)
Lettore 1
Un linguaggio che semina speranza
Fratelli, volete sapere se il vostro cristianesimo è autentico? Qui c’è la pietra di paragone. Con chi state bene? Chi sono quelli che vi criticano? Chi non vi accetta? Chi vi lusinga? Saprai allora che Cristo un giorno disse: “non sono venuto a portare la pace ma la divisione e vi sarà divisione persino nella stessa famiglia”, perché alcuni vogliono vivere più comodamente, secondo i principi del mondo, del potere e del denaro e altri, al contrario hanno compreso la chiamata di Cristo e devono rifiutare tutto ciò che non può essere giusto nel mondo. (13.11.77)
Lettore 2
Che Vangelo è questo?
Questo vuole la chiesa: inquietare le coscienze, provocare crisi nell’ora che stiamo vivendo. Una chiesa che non provoca crisi, un Vangelo che non inquieta, una parola di Dio che non solleva malumori – come diciamo volgarmente -; una parola di Dio che non tocca il peccato concreto della società in cui si sta annunciando, che Vangelo è? Considerazioni pietose, così buone che non infastidiscono nessuno… così molti vorrebbero che fosse la predicazione. E quei predicatori che per non molestare, per non avere conflitti e difficoltà evitano ogni cosa spinosa, non illuminano la realtà in cui si vive… il Vangelo che vale è la buona notizia che venne a togliere i peccati del mondo. (16.4.78)
Tutti insieme
Gloria dal basso della terra
Gloria dal basso della terra
gloria dal più infame degli stermini
gloria nella carestia
gloria nella guerra più atroce.
Gloria, gloria, gloria,
solo Tu hai la forza con la Tua gloria
di asciugare le lacrime
di portare nella Tua gloria,
nell’alto dei cieli,
i vinti della terra.
Canto:
Symbolum ‘80 (Oltre la memoria)
Oltre la memoria
del tempo che ho vissuto,
oltre la speranza
che serve al mio domani,
oltre il desiderio
di vivere il presente
anch'io confesso ho chiesto
che cosa è verità.
E tu come un desiderio
che non ha memorie, Padre buono,
come una speranza che non ha confini,
come un tempo eterno sei per me.
:: Rit. Io so quanto amore chiede
:: questa lunga attesa
:: del tuo giorno o Dio;
:: luce in ogni cosa io non vedo ancora,
:: ma la tua parola mi rischiarerà.
Quando le parole
non bastano all'amore,
quando il mio fratello
domanda più del pane,
quando l'illusione
promette un mondo nuovo,
anch'io rimango incerto
nel mezzo del cammino.
E tu figlio tanto amato,
verità dell'uomo, mio Signore,
come la promessa di un perdono eterno,
libertà infinita sei per me. Rit.
Chiedo alla mia mente
coraggio di cercare,
chiedo alle mie mani
la forza di donare,
chiedo al cuore incerto
passione per la vita
e chiedo a te fratello
di credere con me.
E tu forza della vita,
Spirito d'amore, dolce Iddio,
grembo d'ogni cosa, tenerezza immensa,
verità del mondo sei per me. Rit.
Romero chiede aiuto
Guida:
In questi anni la repressione conto la Chiesa non si scatena solamente contro Romero: sei sono i preti uccisi nei tre anni dell’episcopato di mons. Romero a San Salvador con una progressione di violenza sino alla strage della UCA del 1989 quando altri sei gesuiti vengono uccisi insieme alla loro cuoca e a sua figlia. Sui muri delle città si legge: “Haga patria, mate a un cura” (sii patriottico, uccidi un prete), è lo slogan della destra estrema. In tutto i preti che perderanno la vita in quegli anni sono 40.
Nel mondo cattolico più impegnato, a cui Romero presta le sue forze, benché si affermi di non avere ideologie politiche proprie, si preme per un impegno politico per la “liberazione” in partiti e guerriglie di sinistra, non avendo più fiducia in soluzioni terze, come quelle proposte dalla Democrazia Cristiana. Romero, comunque, cerca più che altro di mantenere il difficile equilibrio tra il messaggio evangelico e l’impegno politico-sociale senza far coincidere il primo con il secondo. Per questo viene definito reazionario.
Nel 1979 le omelie di Monsignor Romero ormai hanno raggiunto tutto il mondo, viene quindi candidato al premio Nobel per la pace. L’anno seguente, è il febbraio dell’‘80, riceve la laurea Honoris Causa dall’Università di Lovanio. In occasione del viaggio in Europa per ritirare la laurea, incontra Giovanni Paolo II e gli comunica le proprie preoccupazioni di fronte alla terribile situazione che il suo Paese sta attraversando. Con sé ha portato un copioso dossier. Ma in quell’occasione riceverà dal Papa solo un paternale rimbrotto: “Lei, signor arcivescovo, deve sforzarsi di avere una relazione migliore con il governo del suo Paese…” e il consiglio di non opporsi in quel modo alla lotta contro la sovversione.
Ma Romero vuole continuare a seguire la sua strada: il 17 febbraio dell’‘80 scrive al Presidente degli Stati Uniti, James Earl Carter, per chiedere di non inviare più aiuti militari in Salvador. Ma la sua richiesta non verrà esaudita.
Lettera al presidente Carter
Lettore 1
Signor Presidente,
in questi ultimi giorni è apparsa sulla stampa nazionale una notizia che mi ha vivamente preoccupato. Si dice che il suo governo stia studiando la possibilità di appoggiare ed aiutare economicamente e militarmente la Giunta di Governo.
Dal momento che lei è cristiano ed ha manifestato di voler difendere i diritti umani oso esporle il mio punto di vista pastorale su questa notizia e rivolgerle una petizione concreta.
Mi preoccupa fortemente la notizia che il governo degli Stati Uniti stia studiando la maniera per favorire la corsa agli armamenti de El Salvador inviandogli equipaggiamenti militari e mezzi (addestrare tre battaglioni). Nel caso questa notizia giornalistica corrispondesse a realtà, il contributo del suo Governo invece di favorire una maggior giustizia e pace ne El Salvador acutizzerebbe senza dubbio l’ingiustizia e la repressione contro il popolo organizzato, che da lungo tempo lotta perché vengano rispettati i suoi diritti umani fondamentali.
L’attuale Giunta di Governo e soprattutto le Forza Armate ed i corpi di sicurezza, disgraziatamente non hanno dimostrato la capacità di risolvere, nella pratica politica, i gravi problemi nazionali. In generale sono ricorsi alla violenza repressiva provocando un numero di morti e di feriti molto maggiore di quello dei regimi militari precedenti, la cui sistematica violazione dei diritti dell’uomo venne denunciata dalla stessa Commissione Interamericana dei Diritti dell’Uomo.
La forza brutale con cui i corpi di sicurezza hanno recentemente allontanato ed assassinato gli occupanti della sede della Democrazia Cristiana, nonostante che la Giunta di Governo ed il Partito non avessero autorizzato l’operazione evidenzia che la Giunta e la Democrazia Cristiana non governano il Paese ma che il potere politico è nelle mani di militari senza scrupoli che sanno solo reprimere il popolo e favorire gli interessi dell'oligarchia salvadoregna .
Se è vero che nel novembre scorso “un gruppo di sei americani distribuì ne El Salvador duecentomila dollari in maschere a gas e giubbotti antiproiettile e ne insegnò l’uso durante le manifestazioni”, lei si renderà conto che da allora i corpi di sicurezza, dotati di più efficace protezione personale, hanno represso con violenza ancora maggiore la popolazione utilizzando armi mortali.
Perciò, dal momento che, come salvadoregno ed Arcivescovo dell’Archidiocesi di San Salvador, ho l’obbligo di vegliare perché regnino la fede e la giustizia nel mio Paese, le chiedo, se veramente vuole difendere i diritti dell’uomo, di:
-impedire che venga fornito questo aiuto militare al Governo salvadoregno;
-garantire che il suo governo non interverrà direttamente o indirettamente con pressioni militari, economiche e diplomatiche, nella determinazione del destino del popolo salvadoregno.
Stiamo vivendo nel nostro Paese momenti di gravi crisi economica, ma è indubbio che ogni giorno il popolo si organizza e si rende conto di essere responsabile del futuro de El Salvador e l’unico in grado di superare la crisi.
Sarebbe ingiusto e deplorevole che per l’intromissione di potenze straniere il popolo salvadoregno venisse frustrato e represso e le venisse impedito di decidere quale autonomia di tracciato economico e politico che deve seguire.
Significherebbe violare il diritto che il Vescovi latino-americano riuniti a Puebla hanno riconosciuto pubblicamente: “La legittima autodeterminazioni dei nostri popoli permette loro di organizzarsi secondo il proprio carattere e scegliere il cammino della propria storia, cooperando al nuovo ordine internazionale” (Puebla 505).
Spero che i suoi sentimenti religiosi e la sua sensibilità nella difesa dei diritti dell’uomo la muovano ad accettare la mia petizione, evitando ulteriori spargimenti di sangue in questo Paese che soffre tanto.
17 Febbraio 1980
Oscar A. Romero, Arcivescovo.
Guida
Durante l’omelia domenicale denuncia di aver ricevuto serie minacce di morte.
Dalle omelie di Romero
Lettore 2
Di fronte al martirio
Sono stato frequentemente minacciato di morte. Devo dirvi che, come cristiano, non credo nella morte senza resurrezione. Se mi uccidono risorgerò nel popolo salvadoregno. Lo dico senza alcuna presunzione, con la più grande umiltà. Come pastore sono obbligato, per mandato divino, a dare la vita per quelli che amo, che sono tutti i salvadoregni, anche per quelli che mi assassineranno. Se giungeranno a compimento le minacce, già da ora offro a Dio il mio sangue per la redenzione e la resurrezione del Salvador. Il martirio è una grazia che non credo di meritare. Ma se Dio accetta il sacrificio della mia vita, che il mio sangue sia seme di libertà e il segno che la speranza sarà presto una realtà. La mia morte, se è accettata da Dio, sia per la liberazione del mio popolo e una testimonianza di speranza nel futuro. Se arrivassero ad uccidermi, potete dire che perdono e benedico quelli che lo fanno. Chissà che si convincano che stanno perdendo il loro tempo. Un vescovo morirà, ma chiesa di Dio che il popolo, non perirà mai.
Lettore 1
Non m’interessa la mia sicurezza personale
Molte grazie, signor presidente, per avermi ascoltato. Ma voglio anche ringraziarla per essersi offerto di accordarmi una protezione se l’avessi sollecitata. Se la ringrazio, voglio però ribadire qui la mia posizione: che non cerco mai i miei vantaggi personali, cerco piuttosto il bene dei miei sacerdoti e del mio popolo… Prima della mia sicurezza personale, vorrei sicurezza e tranquillità per le 108 famiglie degli scomparsi, per tutti quelli che soffrono. Un benessere personale, una sicurezza per la mia vita non m’interessa finché vedo nel mio popolo un sistema economico, sociale e politico che tende sempre più ad accentuare queste differenze sociali. (14.1.79)
Le voglio ripetere ciò che le ho già detto: “ il pastore non vuole sicurezza, finché non darete sicurezza al suo gregge ”. (22.7.79)
Lettore 2
Oggi il gesuita Jose Maria Tojeira, dice di Romero:
È stata la cosa più impressionante della mia vita conoscere una persona non solo attraverso quello che vede la gente ma attraverso quello che la gente sente. Questa gente che soffriva terribilmente trovava in Romero la forza per sopportare l’assassinio dei suo figli, la guerra, per sopportare la fame e lottare con tanta speranza. Nella mia vita questo è un caso unico.
Guida
La morte
Nelle ore in cui Romero cerca di dare forza agli oppressi, infatti, qualcuno decide per il suo assassinio in una riunione segreta ricostruita da Oliver Stone nel suo film “Salvador” (1986).
Al “National Security Archive” americano di Washington che contiene tutti i documenti della CIA e del FBI resi noti c’è un rapporto datato 21 dicembre 1981, sull’assassinio di Romero. Si legge: “La decisione di assassinare l’arcivescovo fu presa in una riunione presieduta da Roberto d’Aubuisson. Durante al riunione tirarono a sorte il nome di colui che avrebbe premuto il grilletto”.
Romero sa che prima o poi lo uccideranno, ha molta paura ma a tutti dice: “Spero solo che quando ci proveranno non verranno colpiti degli innocenti”. Intanto in quei giorni le religiose che gestiscono l’ospedale della Divina Provvidenza, dove vive l’arcivescovo, ricevono chiamate telefoniche anonime che lo minacciano ancora una volta di morte.
Il 23 marzo del 1980, durante la sua omelia Romero afferma:
Lettore 1
Nessuno è obbligato a rispettare una legge immorale
Vorrei rivolgere un appello speciale, agli uomini dell'esercito e in particolare alle basi della Guardia Nazionale, della Polizia, delle Caserme.
Fratelli, appartenete al nostro stesso popolo; uccidete i vostri fratelli contadini. E di fronte ad un ordine di uccidere, che dà un uomo, deve prevalere la legge di Dio che dice: NON UCCIDERE!.. Nessun soldato è obbligato ad obbedire ad un ordine contro la legge di Dio… Nessuno è obbligato ad adempiere una legge immorale… Ormai è tempo che recuperiate la vostra coscienza e che obbediate alla vostra coscienza piuttosto che all'ordine del peccato. La Chiesa, difensora dei diritti di Dio, della legge di Dio della dignità umana, della persona, non può restare in silenzio di fronte a tanta abominazione. Vogliamo che il governo consideri seriamente che a niente servono le riforme se vengono ottenute con tanto sangue. In nome di Dio, quindi, e in nome di questo popolo sofferente, i cui lamenti salgono fino al cielo, ogni giorno più tumultuosi, vi supplico, vi prego, vi ordino in nome di Dio: cessi la repressione!
La chiesa predica la sua liberazione tale come l’abbiamo studiata oggi nella Sacra Bibbia, una liberazione che pone al di sopra di tutto il rispetto alla dignità della persona, la salvaguardia del bene comune del popolo e la trascendenza che guarda anzitutto a Dio e solo da Dio ricava la sua speranza e la sua forza. Proclamiamo ora il nostro credo in questa verità. (23.3.80)
Guida
Forse è proprio con questo discorso che firma la sua condanna a morte.
La mattina del 24 marzo i seminaristi vanno a prenderlo per farlo distrarre un po’, sanno che è molto preoccupato e lo portano a fare una passeggiata al mare. Un suo amico, Salvador Barraza, racconta di quella giornata: «Andai a prendere Monsignore alle tre e mezza per andare dal medico, ricordo che era molto stanco e glielo dissi. Lui si fece una risata e disse: “Il cuore tra una pulsazione e l’altra riposa. E più ne ha più si riposa».
Alla sei del pomeriggio, mentre il sole inizia a tramontare, Romero comincia la consueta messa nell’ospedale della Divina Provvidenza. Ha il volto rivolto verso l’uscita mentre dice l’omelia: “Vi supplico, vi chiedo, vi ordino, che in nome di Dio cessi la repressione”. Terminate le sue parole si sposta nella parte centrale della chiesa per l’offertorio, stende il corporale e appena si trova al centro dell’altare si sente uno sparo. Una pallottola partita dalla porta lo colpisce in pieno petto. Romero cadendo a terra afferra il corporale facendo spargere tutte le ostie; alcune si macchiano del suo sangue.
Preghiamo:
Ci sono due modi di vivere: camminare sulla terra ferma facendo solo ciò che è giusto e rispettabile, e così misurare, soppesare, prevedere.
Ma si può anche camminare sulle acque: e allora non si può più misurare e prevedere, ma bisogna solo credere incessantemente. Un istante di incredulità e s’incomincia ad affondare.
Tutto è vagliato. E’ fatto il bilancio.
Batti campana, l’ultimo tocco.
l’ultimo suono per l’ultimo abbandono.
Tutto è vagliato, e nulla più mi trattiene.
Lascio il salario del mondo, la fatica,
il commercio,
prendo ali ed impeto,
e dico per sempre: «Nel nome,
nel nome della croce e dei suoi ceppi,
nel nome del supplizio della croce, Signore,
faccio tuoi i miei giorni».
Ho accolto la vita, Signore,
con amore e con foga ho vissuto;
e con amore ora accolgo la morte.
Ecco, il calice è colmo.
Ai tuoi piedi il calice è sparso.
E ai tuoi piedi ho effuso la vita.
(dal Diario del 31 agosto 1934 e dalle Poesie di Elizaveta Jure’vna Pilenko, monaca ortodossa morta il 31 marzo 1945 nella camera a gas del campo di Ravensbrück, prendendo il posto di una compagna di prigionia),
Canto:
ECCO L'UOMO
Nella memoria di questa Passione,
noi ti chiediamo perdono, Signore,
per ogni volta che abbiamo
lasciato il tuo fratello morire da solo.
:: RIT.NOI TI PREGHIAMO, UOMO DELLA CROCE,
:: FIGLIO E FRATELLO, NOI SPERIAMO IN TE. (bis)
Nella memoria di questa tua morte,
noi ti chiediamo coraggio, Signore,
per ogni volta che il dono d’amore
ci chiederà di soffrire da soli.Rit.
Nella memoria dell’ultima Cena,
noi spezzeremo di nuovo il tuo pane,
ed ogni volta il tuo Corpo donato
sarà la nostra speranza di vita. Rit.
Guida
Nel 1997 viene aperta la causa di beatificazione di Romero della quale è stato nominato postulatore il Vescovo di Terni, Monsignor Vincenzo Paglia.
Giovanni Paolo II il 7 maggio del 2000 ha catalogato Romero tra i «nuovi martiri» del Novecento, facendone una commossa evocazione al Colosseo: «Ricordati, Padre, dei poveri e degli emarginati, di quanti hanno testimoniato la vita: pastori zelanti, come l’indimenticabile arcivescovo Oscar Romero, ucciso all’altare durante la celebrazione del sacrificio eucaristico».
La fede di Oscar Romero
Lettore 1
La parola di Dio nella nostra coscienza
Viviamo molto al di fuori di noi stessi. Sono pochi gli uomini che veramente entrano in se stessi e per questo ci sono tanti problemi. Nel cuore di ciascun essere umano c’è come una piccola cella, intima, dove Dio scende a parlare da solo con l’uomo. Ed è lì dove la persona decide il proprio destino, il proprio ruolo nel mondo. Se ciascun uomo o donna, di quelli che hanno tanti problemi, in questo momento entrasse in questa piccola cella e da lì ascoltassero la voce del Signore che ci parla nella nostra coscienza, quanto potrebbe fare ciascuno di noi per migliorare l’ambiente, la società, la famiglia in cui viviamo. (10.7.77).
Lettore 2
Come è possibile passare tutta la vita senza pensare a Dio!
L’uomo è l’altro ego di Dio. Ci ha elevato per potere parlare e condividere con noi la sua gioia, la sua generosità, le sue grandezze. Che interlocutore divino. Come è possibile che gli uomini possano vivere senza pregare! Come è possibile che l’uomo e la donna possano passare tutta la vita senza pensare a Dio! Svuotare questa capacità del divino e non riempirla mai! (13.8.78)
LA PACE VERRA'
Se tu credi che un sorriso è più forte di un'arma,
Se tu credi alla forza di una mano tesa,
Se tu credi che ciò che riunisce gli uomini è più importante di ciò che li divide,
Se tu credi che essere diversi è una ricchezza e non un pericolo,
Se tu sai scegliere tra la speranza o il timore,
Se tu pensi che sei tu che devi fare il primo passo piuttosto che l'altro, allora...
LA PACE VERRA'
Se lo sguardo di un bambino disarma ancora il tuo cuore,
Se tu sai gioire della gioia del tuo vicino,
Se l'ingiustizia che colpisce gli altri ti rivolta come quella che subisci tu,
Se per te lo straniero che incontri è un fratello,
Se tu sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,
Se tu sai accettare che un altro, ti renda un servizio,
Se tu dividi il tuo pane e sai aggiungere ad esso un pezzo del tuo cuore, allora...
LA PACE VERRA'
Se tu credi che il perdono ha più valore della vendetta,
Se tu sai cantare la gioia degli altri e dividere la loro allegria,
Se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con dolcezza,
Se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo,
Se tu credi che la pace è possibile, allora...
LA PACE VERRA' (Charles de Foucauld)
Canto:
SEMINA LA PACE
Senti il cuore della tua città
batte nella notte intorno a te,
sembra una canzone muta che
cerca un’alba di serenità
:: Rit. Semina la pace tu vedrai
:: che la tua speranza rivivrà
:: spine tra le mani piangerai,
::ma un mondo nuovo nascerà.
Si nascerà
il mondo della pace;
di guerra
non si parlerà mai più
La pace è un dono
che la vita ci darà
un sogno che si avvererà… Rit.
| Allegato | Dimensione |
|---|---|
| Romero_beati_perseguitati_causa_giustizia.pdf | 131.85 KB |
- 606 letture

